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mercoledì 10 maggio 2017

Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017. Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio. Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore. In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.









Luca Zanetti in veste di angelo che commenta le poesie in dialetto di Gian Berra, Gian Berra accanto all'assessore alla cultura, il sindaco di Montebelluna Marzio Favero e la pittrice Maria Chenet Tutti sabato scorso 6 maggio 2017 alla presentazione della personale di pittura a Montebelluna.






Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017.
Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio.

Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore.
In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.



GIAN BERRA

L'armonia di un paesaggio incantato, le costruzioni dell'uomo "FABER" insediate nella bassa montagna: pulite, essenziali e funzionali, fatte di un tipo di architettura semplice, ma non povera, perché intrisa della cultura del SAPER FARE: utilizzando al meglio le poche risorse a disposizione. Questi sono gli elementi base dei paesaggi pedemontani di Gian Berra. Una pittura del togliere, più che dell'aggiungere ciò che finirebbe soltanto per essere superfluo.
Questo artista ama la cultura della pietra, del legno e dell'intaglio, sia che si tratti di una scultura quanto della conoscenza necessaria per squadrare la trave portante di un'abitazione, di una malga o di una stalla.
Egli ama ciò che trova. La sua mente creativa vede in un legno, per altri solo buono da ardere, i segni del tempo; vi legge un alfabeto misterioso che parla di elfi, di satiri, di fauni e di ninfe dei boschi. In un tronco scorge figure fantastiche, misteriose e intriganti, altre volte dallo stesso ricava statuari totem che assurgono al ruolo di divinità con la loro inquietante sacralità rupestre.
Dal legno contorto e dai nodi spuntano occhi di uccello e la vena del legno rivela tratti di animali mitologici: vi si scorgono becchi, artigli o orecchie attente.
Ciò che per molti è insignificante si rivela per un artista qualcosa che possiede memoria ancestrale, fattezze antropomorfe, magia e poesia.
Un'altra peculiarità di questo maestro è la PAROLA che gli consente di esprimersi in un modo originale ed autentico nella sua prima lingua: il DIALETTO DEI PADRI E DELLE MADRI per raccontare le sue storie. In esse vive il presente e rivive il passato con un pizzico di nostalgia.
Si guarda intorno e VEDE. Vede con occhi sognanti e ingenui; e altre volte con spirito disincantato le vicende umane dei suoi consimili. ASCOLTA con orecchie di elfo. Parla con voce di vento. Voce a volte carezzevole, altre stringente e sferzante. Acuto e ironico, come un camaleonte cambia registro narrativo combinando tema e, quando dai paesaggi di montagna, passa al tema delle periferie, l'imperativo diventa il sovrabbondante, l'abbandonato, l'inutilizzato, l'accantonato.
E una miriade di personaggi popola i suoi quadri, le strade, i marciapiedi. Sui tetti dei palazzi si apre una selva di antenne e di parabole. Nei giardini interni si accumula di tutto, in attesa di un nuovo improbabile, riutilizzo.
Altre volte la pittura da realistica a figurativa si fa idealizzata e voce interiore.
Le sue ballerine dolcissime ed esili, non più materiche si abbandonano dolcemente lascive allo sguardo del pittore. Tutte le sue figure femminili, delicate e spesso eteree portano un velo di misteriosa malinconia, restando sospese, dolci ed enigmatiche. Mentre gli avventori dell'osteria continuano imperterriti la loro partita a carte e i saltimbanchi intrattengono il pubblico.
Altro tema sono i paesaggi lagunari e le "sue" Venezie. Sempre decadenti, ricche di bagliori dorati, come se la luce delle tessere, dai mosaici bizantini, fosse, all'improvviso uscita e avesse sprigionato tutti i suoi bagliori inondando d'oro l'acqua, i palazzi e le guglie. E' la struggente preghiera di una città unica al mondo che soccombe sotto il peso di un turismo "indifferenziato".
E ancora ci sono tanti angoli della gioiosa marca trevigiana e gli scorci di Asolo illuminati dalla calda luce del meriggio. Luce a volte crepuscolare che pulsa e parla di fasti antichi, di storie della grande viaggiatrice del '900, di divine artiste o di una regina del tempo che fu.
Quadri che sono storie e storie che diventano quadri.

Asolo, 01 marzo 2017 Valeria Ganeo


"Mastela" mother veneta che aggiusta ogni cosa.
Compresa l'arroganza colpevole del Leone di san Marco
il grande ingannatore.



La nascita dei totem di Gian Berra:

I totem su facebook:



Abitazione a Montebelluna, frazione Contea, via delle piscine 37


Gian Berra nel 1973 a Feltre,  Belluno


MOSTRE E BIOGRAFIA RAGIONATA
DI
GIAN BERRA. In occasione del 70° compleanno.
Montebelluna; maggio 2017.

Raggruppati in anni e avvenimenti:

1973, 1974
Vive a Valdobbiadene TV, apre in via delle Vittorie il suo primo studio. Inizia a far conoscere i auoi primi quadri e si occupa di fotografia dopo aver ricevuto una formazione come allievo dal famoso fotografo di Feltre Mario Dal Prà.

1975, 1976
Espone in varie mostre locali a Valdobbiadene, Montebelluna in località Contea, e frequenta diversi amici pittori della zona tra cui Guido Serena, Zaniol di Crocetta e il pittore "Felix" della zona.
Conosce il famoso pittore Fael di Treviso che lo invita nel suo studio per dargli consigli.

1977, 1979
Va a vivere a Covolo di Piave in via Segusini, dove apre il suo studio. Per lavoro si reca in Iraq dove conosce una realtà diversa e drammatica che lo formerà.
Nel 1978 prima mostra nella galleria d'arte "da Brotto", mostra che ripeterà nell'anno seguente con notevole successo. Nello stesso anno personale alla galleria "da Val" in piazza del mercato a Treviso. Mostra che verrà ripetuta con successo ogni anno sino al 1981.
In permanenza ala galleria Martinazzo di Montebelluna.
Nel 1979 prima personale alla sala "Ca' de Ricchi" a Treviso, che verrà ripetuta anche nel 1980. Nel 1981 sposta il suo studio a Trento, in piazza santa Maria maggiore. Non solo come luogo privato di lavoro, ma anche come cenacolo di artisti amici. Nel settembre 1981 ospita l'amico pittore Bruno Donadel di Pieve di Soligo in una mostra personale organizzata dalla galleria Martinazzo Vincenzo di Montebelluna. Nell'agosto di quel anno organizza una sua personale alle sorgenti di Pejo in val di Sole, ripetuta anche nel 1985.

Sin da subito Gian Berra evita i circuiti tradizionale del mercato dell'arte e delle gallerie. Preferisce gestire in modo diretto e personale la sua attività di pittore usando gli spazi comuni e culturali specialmente della zona in cui vive. Si avvale dell'aiuto degli amici e appassionati d'arte con la vicinanza della moglie Rosa Lavieri.

1982, 1984
Torna allo studio di Covolo di Piave. Inizia una sequenza di mostre, quasi tutte autogestite:
Per due anni gestisce uno studio e mostra personale ad Asiago.
Personale alla galleria Bramante a Vicenza.
Personale alla galleria Vidal a Venezia.
Personale alla" galleria dei cappuccini" a Mestre, ripetuta per due anni.


1985:
Personale alla galleria internazionale di Torino.
Personale alla galleria Ruberto a Milano.
Da quet'anno in permanenza alla galleria Mozat di Rovereto fino almeno al 1998.
Personale alla casa del Canova, assieme al pittore Danilo Soligo di Montebelluna.
Espone nei mesi estivi presso le gallerie di Jesolo e Lignano Sabbiadoro.
Torna ad esporre a Villach in Austria e a Braunschweig in Germania.
Organizza nel suo paese natale di Segusino un concorso di pittura tra pittori amici che verrà ripetuto anche l'anno dopo.
Personale a Segusino.

1986, 1989
Espone per due stagioni estive ai castelli romani, in particolare a Lanuvio e a Genzano.
Nel 1988 prima esposizione a Parigi e a Metz in Francia.
Dal 1989 al 1994 segue durante l'estate delle esposizioni sue personali estemporanee autogestite, rispettivamente a Treviso, Feltre, Conegliano, Cornuda, Montebelluna, Caerano san Marco. Circa 35 esposizioni che segue personalmente.

1993, 1994
Espozisioni in Germania, a Braunschweig, Colonia e Wurzburg. Gestite da galleristi tedeschi.
In permanenza sempre presso la galleria Mozart di Rovereto.
Nel dicembre 1993 inizia il suo corso “pratico di pittura” nello studio di Covolo di Piave. Avrà un notevole successo e durerà sino al 2005 con la partecipazione complessiva di circa 870 allievi


2000, 2008

nel 2001, Personale a Villa Benzi di Caerano san Marco nel settembre di quell'anno. Espone per la prima volta in esclusiva i “grandi 5 totem” ispirati alle tradizioni native del popolo veneto.
Inizia alcune collaborazioni con gallerie d'arte di Tampa in Florida e San Diego (USA). Espone anche a Karlsrhue in Germania.
Nel 2005 grande mostra collettiva al centro d'arte di Conegliano.

Inizia a lavorare in studio con poche altre personali organizzate in modo autonomo. Nel 2008 torna con una personale al paese natale di Segusino e un'altra a Conegliano.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro romanzo "Wasere, cuore di drago", dedicato ai contenuti segreti e inespressi del popolo veneto che Gian Berra definisce “schiavo di Venezia per 1000 anni”. Il romanzo si svolge nel 1906 in un Veneto accora assopito, ostaggio degli interessi d'Italia e del regno asburgico di Vienna.

Inizia a scrivere poesie, specialmente dedicate ai dialoghi ta lui bambino e la sua nonna Maria Stramare in Berra, di Segusino. Usa il dialetto veneto come fattore di orgoglio per esprimere i contenuti più segreti dell'anima veneta.

Pubblica dal 2011 al 2015 i primi ebook in internet dedicati alle poesie e racconti in dialetto veneto con traduzione in italiano. Un successo particolare ottiene il libro ebook “Veneto, rabbia e amore”.
Tutti i libri di Gian Berra si possono leggere gratis su internet. Si possono trovare sulla piattaforma Scribd o Academia digitando Gian Berra.
Nel 2016 si trasferisce a Montebelluna nella frazione di Contea, che già aveva ospitato una sua mostra personale nel 1976.

Il grande inganno barocco informale, 2008,
ultimo e definitivo lavoro di informale
di Gian Berra














domenica 1 dicembre 2013

Gian Berra e Bruno Donadel a cena a Solighetto il 13 settembre 2013 per parlare dell'anima del popolo veneto...




Gian Berra e Bruno Donadel a cena a Solighetto il 13 settembre 2013 per parlare dell'anima del popolo veneto...



Bruno Donadel e Gian Berra insieme a ricordare l'anima del popolo veneto



Splendida immagine del giovane pittore Bruno Donadel
La cena con Bruno Donadel. 13 settembre 2013 a Sologhetto.

Ho lasciato passare due mesi dal quel 13 settembre 2013 che ho incontrato Bruno Donadel. Meglio lasciare che i ricordi possano riposare e poi farli tornare fuori.
Donadel ha la fortuna che lui ha costruito con cura durante tutta una vita. Amici fidati che lo apprezzano e lo seguono e lo tengono in costante compagnia. Cene, pranzi, incontri, fughe e viaggi per sfogare la vita. E un numero di collezionisti infinito. Ancora oggi riceve commissioni e inviti.
Lui naturalmente fa il difficile, si sdegna, fugge, ti guarda male e qualche volta ti schernisce come a dire: Ma ti chi situ? In realtà il suo cuore è grande, sincero, generoso. Ma ruvido, come il vero uomo veneto di una volta. Era grande amico del poeta Andrea Zanzotto e adesso anche di Mauro Corona. Anime simili prima o poi si incontrano.
Era una bella serata di settembre e con la sua Panda, il mio amico Baldotto ci portò su per le colline di Solighetto fino ad una osteria che aveva un bel pergolato carico di uva nera, tutto illuminato.
Era buio, e poca gente in giro, era un giorno feriale, eravamo quasi noi soli.
Subito, il padrone del posto chiamò da parte Donadel e si scambiarono cose segrete. Una giovane signora, forse la padrona lo chiamò dentro con gentilezza. Fu avvisata che più tardi sarebbero arrivati gli altri. Ci mettemmo comodi su una grande tavola in mezzo alla sala. Io mi misi accanto al maestro. Appena seduti decidemmo di mangiare leggero. Poi cominciò il teatro.
Donadel era un po' silenzioso con me. Ma mi osservava con furbizia. Pesava ogni mio gesto e parola. Poi si volse con occhi furiosi verso una signora di mezza età che serviva ai tavoli ( poi seppi che era una signora che veniva dalla Iugoslavia..)
Slava, Vien qua! Urlò Bruno con furia.
Lei parve non prendersela per quello che pareva un insulto. Ci era abituata. Io però ero già in crisi. Lui ci ignorò tutti e si mise a ordinare. Poi si calmò un po'. Noi prendemmo pomodori in insalata con bistecca, lui invece nella foga prese una fiorentina gigante. E vino a volontà.
Nel frattempo arrivarono anche i suoi amici. Adesso anche lui era a suo agio. Cominciò a parlare di pittura e raccontò degli anni '50, quando fu scoperto da un gallerista milanese che lo portò a Milano e gli fece fare delle mostre di grande successo. Ci disse che gli venne anche offerto un posto in una scuola d'arte. Volevano che insegnasse disegno. Ma lui non si sentì di lasciare la sua terra e rinunciò a questa grande occasione. Io sono certo che se avesse accettato ora sarebbe ufficialmente tra i grandi pittori italiani. Ma al cuore non si comanda.
Poi si mise a lamentarsi di quelli che facevano strada senza saper ne disegnare ne dipingere. I commenti dei suoi amici lo scaldavano, assieme al vino.
Dopo due bicchieri anche io mi misi a predicare con foga. Lui intanto mi continuava ad osservare. Mi sentivo come spogliato di ogni maschera. Gli occhi di Bruno Donadel erano come lame.
Così raccontai di come amavo la sua pittura. La sua sincerità e la sua ruvidezza. Gli parlai dell'anima veneta così paurosa di vivere sé stessa. Gli dissi del suo coraggio di essere sé stesso e di dare tanto alla sua gente.
Mi guardava, e vidi nei suoi occhi una antica dolcezza, un carico di umanità che tanto faceva fatica ad accettare una realtà tanto difficile. Ma subito scoppiava in lui un lampo di rabbia che lo randeva teso e diffidente, era anche lui come me. Ma aveva dovuto lottare molto più di me.
Lui aveva capito che io avevo capito. E si ritirò un po' in se stesso, e ci aprì la sua anima.
Ci raccontò una esperienza che lo aveva segnato dentro l'anima. Vidi per la prima volta un accenno di lacrima sugli occhi di Bruno. Ma subito scomparve.
La vicenda accadde appena mentre la guerra finiva e le bande partigiane squassavano il suo paese. Molti approfittarono di quei momenti di caos, per le loro vendette. Lui ancora giovane vide fucilare in un cortile una intera famiglia. Poi a molti contadini come, lui vennero requisite le due vacche che erano la loro ricchezza. Forse fu la sua reazione a tali violenze che decise di non cedere mai più all'inganno e alla paura. Decise di andare a scuola  e fare un corso di disegno a Conegliano. E di fregarsi di ogni convenzione. Passione è energia. Non importa se ti considerano folle o sognatore, importante è ascoltare il proprio istinto. Bruno Donadel sfidò la paura di secoli che opprimeva il suo mondo. E lo fece a modo suo: con semplicità disarmante e quasi ingenua. O lo accettavi così come è, o te ne vai.
Ha vinto lui!
Bruno Donadel negli anni '70
Poi, durante la cena lui si accorse che non aveva più fame. Lasciò a metà la fiorentina. E, cosa commovente... si sentiva in colpa per lasciarla la nel piatto. Quando si avvicinò la cameriera, quasi le chiese scusa con uno sguardo che chiedeva perdono. Io sentii per questa sensibilità... un groppo in gola. Ma fu un attimo. Dopo già lui quasi urlava contro tutti.
Poi la serata proseguì con slancio e verso il tardi tornammo verso casa.
Al ritorno lo vidi un po' triste e silenzioso. Forse le mie parole gli avevano fatto riemergere una parte dimenticata di sé. E so che fa male. Ma forse doveva andare così. Avevo meritato il suo rispetto, ma la vita non si cambia. E lui, Bruno l'ha vissuta alla grande.
Tornai a casa con una gran confusione in testa, e non solo per il vino. Quando le anime si incontrano creano il Caos. E il Caos pretende sempre un gran sacrificio di sé stessi. L'Arte è una Dea incantevole, ma ti ruba l'anima. Poi pretende di essere adorata, ma ti asciuga le energie della Vita. Poi te ne regala altre, forse di più. Ma che confusione...
Grazie ancora Bruno Donadel! Grande anima veneta!
Nelle foto: Bruno Donadel con Andrea Zanzotto e Mauro Corona. L'altra Io e Bruno Donadel.

Gian Berra 2013

In giacca chiara il famoso gallerista Martinazzo Vincenzo alla inaugurazione
della mostre del pittore Bruno Donadel a Trento nel settembre 1981, presso lo studio
del pittore Gian Berra.




Il pittore Donadel Bruno
Preparazione dell'incontro con Bruno Donadel... e la mattina dopo.
Tutto è capitato ieri sera senza preavviso. Alle ore 16 L'amico Baldotto mi ha detto che passava a prendermi alle ore 19 per portarmi dal pittore Donadel Bruno per andare fuori a cena- Io mi sono spaventato e gli ho detto quanto costava. Trenta euro a testa. Mi sono calmato. Siamo arrivati a casa di Donadel col buio. Si vedeva appena una porta aperta sul cortile con la luce du un neon che usciva fuori. Poi venne il cane. Dall'aria mite e remissiva che ci guardò appena- Avevo un po' di timore a entrare in quella caverna di luce fredda. Lui il principe dell'Anima veneta, ci girava le spalle. Mi sono avvicinato io e poi lui si è girato con aria timida, ma pronto a scattare con veleno. Gli ho preso la mano. La sua mano aveva timore di stringere la mia. Allora gli ho stretto io la sua e mi son messo a parlare col cuore a voce alta. Lui mi ha sorriso appena e guardando l'amico baldotto gli ha urlato in tono sprezzante di aprire la bottiglia di vin nero comprata al discount vicino- Baldotto ha quasi fatto un salto e ha afferrato il cavatappi, mentre Donadel metteva due bicchieri sil tavolo dei colori con un caos incredibile.
Donadel: Verdela, velto, mona ti!
Baldotto: No vien su al suro, al se ha rot...
Gian: Porco can che roba...
Donadel si gira verso un mucchio di tele e cerca (?) qualcosa. Si mette a telefonare ad alcuni dei numerosi amici per confermare la serata in un ristorante sulle colline di Solighetto. Sembra che saremo un buon numero. Tutti pagano alla romana.
Donadel: Lora atu verto, miserabile...
Finalmente il sughero viene via e ci versiamo due bicchieri. 
Anni '50, Bruno Donadel con amici a Venezia
Poi Donadel ci spinge fuori verso la macchina al buio. E' la panda di baldotto, io mi siedo dietro per rispetto. 
Stamattina ho la testa pesante e troppe cose da dire. Ci vuole tempo per digerire tutto e raccontare con calma. E' stato un incontro con gli Dei dell'Anima veneta. Portate pazienza.
Lui, il vate mi ha permesso di fare qualche foto, ma solo per misericordia. Ha voluto ordinare una costata da far paura. Ma non la ha mangiata tutta...








Mauro Corona, Andrea Zanzotto, bruno Donadel
Bruno Donadel, pittore nato nel 1929, anima dura, inquieta, intrattabile, schietta. Lo ho conosciuto nel lontano 1979. Abita in una casa che sembra una stalla, con un seguito di ammiratori che lo tengono occupato a giocare a "bestia". Parlare con lui è difficile: un dialetto crudo e arcaico. Se entra una donna la affronta con uno sguardo di rabbia repressa: Situ na putana? Crudo come lo erano ( lo sono ancora?) i venti maschi di ieri. Dipinge nello stesso stanzone lurido dove fa osteria coi suoi amici. Guarda i nuovi arrivati come fossero pidocchi. Regala i quadri a chi gli piace, ma non vende nulla se non gli piaci. Ci siamo subito capiti e con me fa una faccia dolce e si fida. Quando nel lontano 1981 avevo aperto uno studio a Trento, gli feci fare là una mostra e lui si presentò in ritardo...ma per la prima volta in vita sua...con la cravatta. Donadel anima pura doc veneta. Uomo veneto maschio ribelle acerbo, ma vero. Gian Berra 2013



BRUNO DONADEL
Bruno Donadel è nato il 16 marzo del 1929 a Soligo (quinto di nove fratelli) - frazione di Farra di
Soligo - in località Campestrin in una casa colonica dove convivevano, come mezzadri
dell’ammiraglio De Renzio, ben cinque colmelli imparentati fra di loro. E tutti con il cognome
Donadel: una quarantina di persone. 
Dopo aver frequentato le scuole elementari, inizia ad aiutare la famiglia nel lavoro dei campi anche
se nei momenti liberi disegna i soggetti del suo mondo su qualsiasi foglio di carta gli passi fra le
mani. 
Più tardi affina la sua espressività sia frequentando la Scuola di Disegno (siamo all’inizio degli anni
’50) di Pieve di Soligo guidata da Giovanni Zanzotto, padre del poeta Andrea (che negli ultimi anni
della sua vita ha incontrato Bruno e gli ha rivolto frasi di stima e di elogio), ove apprende l’uso
della prospettiva, sia disegnando il suo mondo e soprattutto tenendo conto della sua esperienza nel
duro lavoro dei campi: opere che poi, a distanza di qualche settimana, rivede criticamente e che
regolarmente distrugge perché insoddisfatto di ciò che ha creato. Se si è salvato qualche esemplare
di quel periodo, ciò si deve a qualche estimatore che, senza farsene accorgere, sottraeva al fuoco ciò
che Bruno aveva prodotto: anzi tuttora ripete volentieri di essersi accorto più volte che nella “tassa”
dei disegni ne mancavano molti, ma nello stesso tempo sottolinea che non ha mai sorpreso qualcuno
con le mani nel sacco. 
Sono migliaia e migliaia di schizzi con i quali l’artista si è formato, si è corretto e si è misurato,
praticamente con l’aiuto limitato nel tempo di Giovanni Zanzotto, da autodidatta. A dire il vero
Donadel ha avuto un aiuto, forse nel 1952 o 1953, anche dal pittore Alfredo Serri, un ritrattista,
allievo di Pietro Annigoni, che aveva incontrato a Cortina d’Ampezzo perché ospite della stessa
famiglia ove ogni anno, nel mese d’agosto, si recava assieme ad amici del Solighese per tagliare
l’erba - essendo ingaggiato come segantino - che cresce rigogliosa in quelle splendide valli.
Nel 1956, per avere un giudizio su ciò che stava producendo, manda dei disegni a Carlo Cardazzo,
proprietario della Galleria “Il Naviglio” di Milano e del “Cavallino” di Venezia. Costui sceglie tre
disegni e li invia all’organizzazione del Premio Diomira: ebbene quei tre disegni ricevono tre premi,
risultando Donadel uno dei vincitori del concorso riservato ai giovani sotto i trent’anni. 
Nel 1963 viene a mancare Carlo Cardazzo: con lui si conclude un ciclo importante della vita
artistica di Bruno Donadel e se ne apre un altro – grazie anche ad Alberto Albertini - che lo porta a
New Ashtart - sede legale: Via Brigata Mazzini, 44 - 31010 Col San Martino - TV
C.F. - P. IVA 04477980264 Cell. 347 2969582 - 349 1460412 newashtart@gmail.com
http://www.newashtart.comCo-Presidente/: Dr.ssa Enrica Angella - Co-presidente: Dr. Piero Bongi - Vice-Presidente: Arch. Gabriele
Frassetto
Responsabili Organizzazione Eventi: Dr.ssa Mariagrazia Zambon e Dr.ssa Paola Coletti
livelli di grande valore sempre nel segno dell’indipendenza, dell’autonomia e soprattutto del suo
esclusivo talento, tanto consistente da essere premiato prima della fine degli anni sessanta ad
Alessandria (2 volte), Ancona (2 volte), Casale Monferrato, Milano, Padova, Suzzara e Modica e da
essere invitato moltissime volte ad esporre con P. Picasso, G. De Chirico, C. Carrà, V. Guidi, H.
Matisse, G. Morandi, M. Sironi ecc.: tutto questo, come dice Munari, senza appartenere “a
correnti, cenacoli e mercanti”, nella più totale libertà 
perché Donadel non ha mai accettato le leggi non scritte che regolano il mercato dell’arte. Così si è
sempre comportato, senza accettare compromessi, contratti a lungo termine che forse l’avrebbero
arricchito dal punto di vista finanziario, ma che gli avrebbero tolto, come dice lui stesso, la sua
creatività.
Ancora una volta Donadel presenta a tutto il pubblico giunto presso le Cantine Conti Collalto di
Susegana ed ai suoi innumerevoli collezionisti - dopo le stupende esposizioni al Museo Nazionale
di Villa Pisani di Stra (Venezia), quella di Asolo dell’anno scorso, l’elegante presentazione a Feltre
Bruno Donadel alla cena con Gian Berra
nella primavera del corrente anno e l’ultima organizzata presso la Villa dei Cedri di Valdobbiadene
(giugno-luglio del corrente anno) – una nevicata che sicuramente sarà apprezzata per il lavoro
meticoloso di ricerca ed analisi, per l’impegno profuso nell’affrontare superfici particolari e per il
valore armonico della composizione che raggiunge livelli di elevato spessore artistico.
Il catalogo delle opere esposte a Valdobbiadene (Opere Grandi-Grandi Opere, mostra curata da New
Ashtart) è a disposizione dei visitatori che vogliono approfondire il mondo di Bruno Donadel, la sua
storia personale ed il percorso artistico effettuato in quasi sessant’anni di attività che fa di lui un
unicum nel panorama dell’arte.
I dipinti riprodotti nel catalogo sono i classici del suo repertorio: paesaggi del Quartier del Piave e
del Veneto, nevicate, mucche al pascolo, animali da cortile, contadini che lavorano, fiori di campo
che predilige senza trascurare gli altri, nature morte, soggetti religiosi ecc. ecc.. 
Eccezionale il carboncino su compensato, di oltre due metri e mezzo per due, che raffigura
contadine e contadini intenti a raccogliere i frutti del loro duro lavoro. Ma di certo non si può fare
una graduatoria, riguardo alla riuscita, dei dipinti perché in tutti Donadel ha dato il meglio di sé,
infatti in ognuno si è preoccupato di curare i particolari e di fondere ed amalgamare i colori in
modo magistrale e cioè in modo degno di un Maestro che conosce tutti i segreti della pittura. 
Nelle opere di grandi dimensioni del Maestro Bruno Donadel scelte per il presente catalogo ogni
elemento trova la sua giusta collocazione, in un’apoteosi di tratti, colori, ombre, luci che
New Ashtart - sede legale: Via Brigata Mazzini, 44 - 31010 Col San Martino - TV
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Il pittore bruno Donadel ad una sua mostra
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Frassetto
Responsabili Organizzazione Eventi: Dr.ssa Mariagrazia Zambon e Dr.ssa Paola Coletti
rappresentano in modo unico, com’è solo prerogativa dei grandi artisti, un’idea che si
concretizza, anzi si materializza, prende forma e consistenza dall’ esperienza sia personale che
intrapersonale. 
Lasciamo dunque al lettore/osservatore il piacere di ammirare, di interpretare, razionalizzare se
lo desidera per tentare di comprendere quel mondo interiore del Maestro che tanto fa discutere i
collezionisti, di cui ormai è estremamente difficile tenere il conto. Solo un avvertimento da chi lo
conosce da oltre trentacinque anni: a volte è spinoso come un riccio, sfuggente come un pesce,
tagliente come una lama, ma solo con gli amici. 
Enrica Angella

Piero Bongi

Bruno Donadel e Gian Berra


















new GENERAL OPERATIONAL SHAMANIC PSYCHOLOGY. Gian Berra

  new GENERAL OPERATIONAL SHAMANIC PSYCHOLOGY. Gian Berra Third version complete with illustrations.  Added new chapters with interview with...