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venerdì 6 gennaio 2017

Minimal magic, magia strategia minimale by Gian Berra


Strategia minimale, minimal magic







Gian Berra: l'ultimo dipinto di informale barocco 2009 in minimal magic


Nel 2009, Gian Berra, dopo aver dipinto circa 100 opere di informale barocco, chiuse questa serie con un ultimo dipinto RED CHINA che riassume tutto il contenuto emozionale della ricerca. Una opera che conteneva in sintesi un percorso di sperimentazione che ora viene pubblicata e raccontata nelle varie fasi. Minimal magic.

Gian Berra: the last painting of informal Baroque 2009, minimal magic


In 2009, Gian Berra, after having painted about 100 works of Baroque informal, closed the series with a final painting RED CHINA that sums up all the emotional content of the research. A work which contained a summary of an experimental path that is now being published and told in various stages. Minimal magic.





Totem nothing
Nothing at all. Just as it is.
Represented in "nothing" to be or exist.
Void in nothing.
Safe haven.
Gian Berra

Totem nulla
Niente di niente. Semplicemente come è.
Rappresenta in "niente" di essere o esistere.
Vuoto nel niente.
Rifugio sicuro.
Gian Berra





Red China, ritaglio 1 : Assoluto

Questo è il ritaglio 1 del quadro Red China. Splende il campo di alluminio cromato che ruba gli occhi. Esso é lievemente inclinato come per allontanare un equilibrio assoluto. La mentalità occidentale ritiene necessaria la sicurezza di possedere di un equilibrio, ma ciò è la sua debolezza assoluta. La mentalità occidentale non ha una sicurezza, perché ritiene necessario un punto di partenza, e anche essa desidera un punto di arrivo. La mentalità occidentale vive correndo in cerca di auto realizzazione, ma non ha mete perchè ha delegato ad un concetto assoluto il suo sogno.
La mentalità della civiltà orientale (cinese) non concepisce concetti assoluti definiti. La civiltà cinese costruisce la sua sicurezza sul concreto di ogni attimo.
Essa cambia il suo orientamento seguendo gli istinti e l'esperienza.
La civiltà cinese ama lo sfondo di colore rosso, che indica la forza vitale completa di ogni suo aspetto, nessuno escluso.
La civiltà cinese ama le linee oblique perché indicano vitalità e movimento ( gli occidentali temono di perdere il contatto con la sicurezza).
Una linea nera spezzata disturba l'equilibrio, lo fa con arroganza perché è nel suo diritto. Fili di luce determinano i confini degli elementi figurativi, ma lo fanno senza sicurezza, perché ogni punto fermo è una illusione.
Per la mentalità cinese le illusioni sono un gioco. Per la mentalità occidentale le illusioni sono schiavitù e sono strumenti per guidare le coscienze verso la follia.

Immagine completa del quadro Red China con i suoi territori:

Red China, cutout 1, Absolute

This is the first crop of the picture Red China. Shining chrome aluminum field that the eyes steals. It is slightly tilted as if to ward off an absolute balance. The security Western mind considers it necessary to have a balance, but this is its absolute weakness. The Western mind has no security, because it believes need a starting point, and it also wants an end point. The Western mind lives running in search of self-realization, but no goal because delegated to an absolute concept his dream.
The mentality of the eastern civilizations (Chinese) does not conceive defined absolute concepts. Chinese civilization builds its security on the concrete of each moment.
It changes its orientation following the instincts and experience.
Chinese civilization loves the red background, indicating the complete life force of every aspect, without exception.
Chinese civilization loves the oblique lines that indicate vitality and movement (Westerners fear of losing touch with the security).
A black broken line disturbs the balance, it does so with arrogance because it is within his rights. light strands determine the boundaries of the figurative elements, but they do so without security, because every milestone is an illusion.
For the Chinese mentality illusions are a game. To the Western mind illusions they are slavery and have instruments to guide the consciences towards madness.

Full image of Red China framework with its territories:













Red China, minimal magic 2: il senso di colpa

Ecco il ritaglio 2 di Red China in Minimal magic

La linea del cammino è chiara come un serpente scuro già tracciato. Basta seguirla anche perché è comodo. Sembra fermarsi in un luogo innaturale di metallo che luccica

Red China, minimal magic 2
Ecco il ritaglio 2 di Red China in Minimal magic
La linea del cammino è chiara come un serpente scuro già tracciato. Basta seguirla anche perché è comodo. Sembra fermarsi in un luogo innaturale di metallo che luccica. Attira l'attenzione, ma solo per un attimo, perché cola un po' di sofferenza lungo quel cammino.
Un occidentale a questo punto guarderebbe alla sua sofferenza patita e ne ricaverebbe malinconia, autocompiacimento o rabbia ( un islamico solo rabbia e frustrazione ).
Ma per la sensibilità di un cinese ( civiltà della Cina ) il percorso non dona importanza eccessiva a tali emozioni. Ci sono, esistono, ma è più importante osservare il campo rosso che sostiene il cammino. Non solo: Si sviluppano territori gialli frammentati appena attorno al territorio di lucente alluminio.
Per di più la mentalità orientale cinese osserva con interesse il percorso verticale quasi trasparente che attraversa la zona di alluminio.
Per lui è una zona interessante perché gli propone mille alternative, malgrado mille ostacoli che la attraversano.
Nella civiltà occidentale gli ostacoli vengono usati e affrontati per sfuggire i pesi dell'anima e per imboccare strade con entusiasmo, che nascondono il disagio del senso di colpa indotto, ( per un islamico vengono scartati, oppure sostituiti da altri percorsi già tracciati da altri ).
Per un appartenente alla civiltà cinese o giapponese gli ostacoli generano curiosità, ma non immediata azione. Essi fanno semplicemente parte della vita, e vissuti.

Red China, minimal magic 2
Here cropping 2 of Red China in Minimal magic
The line of the road is as clear as a dark snake already mapped. Just follow it because it is convenient. It seems to stand in an unnatural place from metal that glitters. Attracts attention, but only for a moment, because cola a little 'suffering on that journey.
A West at this point would look to his past pain and would procure melancholy, complacency or anger (an Islamic only anger and frustration).
But for the sensitivity of a Chinese (Chinese civilization) the course does not give too much importance to such emotions. There are, there are, but it is more important to observe the red field that sustains the journey. Not only that: They develop yellow territories fragmented just around the shiny aluminum territory.
Moreover the Chinese oriental mentality observes with interest the almost transparent vertical path that runs through the aluminum area.
For him it is an interesting area because it offers him a thousand alternatives, despite a thousand obstacles that cross.
In Western civilization obstacles are used and addressed to escape the soul weights and take roads with enthusiasm, which hide the discomfort of guilt induced, (for a Muslim are discarded, or replaced by other already traced by other routes) .
For a member of the Chinese or Japanese civilization obstacles generate curiosity, but no immediate action. They are simply part of life, and lived.










Red China, minimal magic 3



Red China, minimal magic 3: La Paura

Ecco il ritaglio 3 di Red China in Minimal magic.

Ecco la strada, la via da percorrere perché è la sola che abbiamo a disposizione in questo attimo di vita. Noi nel percorrerla pensiamo che essa sia la sola … e camminando noi ci sentiamo sicuri. Come il pensiero occidentale esamina il suo cammino?
Il pensiero occidentale conosce i suoi limiti ma anche li nasconde a sé stesso. La mentalità assoluta occidentale non ammette errori non previsti, non ammette la sua debolezza. Il pensiero occidentale non ammette la Paura; esso ha paura della Paura. Il timore del pensiero occidentale è che anche la Paura sia assoluta.
La Paura come concetto assoluto non può essere dominata, ne esaminata, ne accettata. La Paura non ha una immagine, non può averla perché è assoluta e contiene tutte le immagini possibili.
La Pura è indefinibile.
Per il pensiero occidentale la Paura ha il valore malefico e assoluto del Male.
Il pensiero occidentale non può conoscere il Male, perché è il valore inverso del Bene. Il pensiero occidentale pensa di conoscere il Bene, ma lo confonde con i suoi interessi e con le sue idee e ideologie.
Le idee e le ideologie, e le religioni su cui fa affidamento il pensiero occidentale sono la rappresentazione dei suoi desideri e delle sue paure.
Ma essi non hanno il potere di creare relazioni con i concetti assoluti che creano tali concetti.
Il pensiero occidentale è cieco.
Il pensiero cinese rappresenta la Paura con infinite immagini con cui parlare in infiniti modi. Il pensiero cinese può temere la Paura, ma sa anche farsela amica e ingannarla o lusingarla. Per esso la Paura ha un valore grande, ma mai assoluto. Per il pensiero cinese esiste sempre una via di fuga o una alternativa.
Una strada conosciuta può essere ripensata e corretta e il cammino può continuare. Tutto è relativo.
Così nel ritaglio 3 il cammino scuro passa attraverso tante prospettive colorate e poi si dirama in una deviazione che genera angoscia.
E' la sfida che la cultura cinese vince alla grande sulla cultura occidentale.


Gian Berra 2016

Red China, minimal magic 3: The Fear

Here cropping 3 of Red China in Minimal magic.

This is the path, the way to go because it is the only one available to us in this moment of life. We follow it in we think that it is the only ... and walking us feel safe. As Western thinking examines his path?
Western thought knows his limits but also hides them himself. The western mentality does not admit absolute unexpected errors, he does not admit his weakness. Western thought does not admit Fear; it is afraid of Fear. The fear of Western thought is that the fear is absolute.
Fear as an absolute concept can not be dominated, they examined, he accepted. Fear does not have an image, it can not have it because it is absolute and contains all possible images.
The Pura is indefinable.
To Western thinking Fear has the evil and absolute value of Evil.
Western thought can not know the evil, because it is the inverse value of Good. Western thought think you know the Good, but confuses him with his interests and his ideas and ideologies.
Ideas and ideologies, and religions on which relies on Western thought is the representation of his desires and his fears.
But they do not have the power to create relationships with absolute concepts that create these concepts.
Western thought is blind.
Chinese thought is the Fear with endless images to talk in endless ways. Chinese thought may fear the Fear, but also knows how to have it friend and deceive or flatter her. Fear for it has great value, but never absolute. For Chinese thought there is always an escape route or an alternative.
A road known can be rethought and correct and the path may continue. Everything is relative.
So in the cutout 3 dark path goes through many colorful perspectives and then branches out into a detour that generates anxiety.
And 'the challenge that Chinese culture wins big on Western culture.

Gian Berra 2016





mercoledì 12 febbraio 2014

Il mistero della visione numerata, e il triangolo scaleno. Gian Berra 2914.



Il Caos apparente è solo un modo per risvegliare il simbolo automatico del
triangolo scaleno...


Filosofia dell'immagine 2.

Prendo una altra nota dal “maledetto” libretto che pretende di essere scritto:
Quanti punti può identificare in automatico il cervello?
Dico cervello o mente, non occhio. L'occhio vede tutto, ma è il cervello che percepisce nei due modi suoi propri: nascosto e palese.

Perciò meglio fare una prova. Ed ecco il risultato.

Metto in dito davanti agli occhi. Lo identifico bene senza contare: il concetto è chiaro, è un dito.
Ora metto due dita. L'identificazione è automatica. Sono due.
Ora metto tre dita. Nessun dubbio. Il concetto di 3 è chiaro, non serve contare.
Ora metto quattro dita... e l'attenzione ha un attimo di pausa (inconscia). Poi posso decidere che quelle erano quattro dita. Ma cosa è accaduto nell'attimo di pausa? La nostra mente-cervello ha dovuto decidere come interpretare il nuovo concetto. Il gruppo di quattro dita è infatti composto da due immagini, contenenti ciascuna due dita. Perciò è nata la necessità di tornare alla immagine con due dita... e poi scoprire che è stata proposta due volte. Così nasce il concetto-immagine di “quattro dita”. Ma il nostro cervello continuerà a considerare l'immagine di 4...come una ripetizione duplicata dalla immagine di 2.
Metto ora davanti agli occhi cinque dita (o 5 oggetti uguali ), e scopro che una altra volta l'attenzione riflette. Dovrà dividere l'immagine in due immagini predeterminate: Una immagine del 3, e un'altra immagine del 2. Così nasce il nuovo concetto-immagine del 5, ma in ogni caso, ogni volta, in futuro, quando vedremo 5 oggetti... la procedura inconscia verrà ripetuta automaticamente ancora una volta. A MENO CHE... io non obblighi con un condizionamento automatico la mia mente a... saltare il suo lavoro di identificazione. Un condizionamento è una forzatura, un programma che impedisce alla mente di decidere da sola... ma di questo parlerò in seguito.
Quindi il risultato di tanto lavoro è che la nostra mente ( che ragiona, percepisce per immagini)... identifica in automatico le immagini base di 1,2,3... e poi con queste costruisce tutte le altre variabili.
Tra queste immagini “originarie”, solo l'immagine del 3, può contenere uno spazio chiuso e delimitato. E' la sola prima ”originaria” immagine “automatica” che dona il concetto di “confine” o “identità” delimitato e riconoscibile sia dai “lati”, dagli angoli e dalla sua immagine riconoscibile in automatico dalla coscienza. 
Quando una immagine “originaria” viene richiamata attivamente alla coscienza ( vi è comunque sempre presente magari dormiente ), essa porta con sé tutta la sua carica emotiva e istintuale. E' una immagine-simbolo carica di una energia “animale” che è la nostra eredità di base. E' da essa che viene l'energia che ci fa vivere, pensare. E' il nostro tesoro più sacro, contiene forza senza limite. Essa contiene insita una “magia” che...

Gian Berra 2014

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Parigi di periferia e l'inganno dei triangoli scaleni. Gian Berra 2014


Filosofia visiva?
Provo a mettere qualcosa riguardo il libretto che forse mi decido finalmente di scrivere (?)
Foto numero uno: Scorcio di periferia, Parigi.

La "prospettiva" è chiara:
Le linee di fuga del palazzo a destra dominano la foto. Portano verso il centro, con la tendenza in basso verso il suolo. Ciò è dovuto al fatto che la linea di fondo della piazza è molto al di sotto della metà dell'insieme (in terzo?). Perciò l'attenzione dell'occhio rimane bassa. Questa area è definita dal triangolo rosso.
Gli alberi e il grande lampione dominano il cielo e gli oggetti a sinistra che dominano la piazza. Essi contrastano il palazzo. Così nasce il triangolo giallo in opposizione.
Due vertici importanti dei due triangoli si incrociano nella parte bassa e mediana vicino alla edicola a sinistra e segnano anche le case di sfondo.
Il cerchio azzurro delimita tale area: essa è l'area dove l'occhio riposa e si ferma dopo aver fatto un "giro" sull'immagine.

L'immagine viene equilibrata da due triangoli contrapposti. Il loro orientamento porta l'attenzione nel punto in chi loto convergono. I triangoli sono scaleni, cioè non hanno lati, angoli o dimensioni uguali che si ripetono. Tale "relatività" impone allo sguardo una mobilità, in quanto non trova nulla in cui ancorarsi. In questo modo l'attenzione viene stimolata all'infinito. Non può stare ferma non trovando conferme a sé stessa.
Essa comunque ha delle vie di fuga date dagli "oggetti" che contiene l'immagine.
Le vie di fuga, o vie di attenzione, sono insite nell'immagine. 
L'immagine è stata creata con tale funzione: attirare l'attenzione.
Il modo più efficace per attirare l'attenzione, è non farla fermare mai. Ottenere cioè un continuo "movimento di interesse".
Fino a che il movimento dell'occhio dura, è l'intento contenuto nell'immagine che vince.
Ripeto: 
Una immagine può contenere anche punti di equilibrio. Ma in questa immagine essi servono solo a mantenere l'attenzione nell parte centrale della stessa. Ma nello steso tempo l'occhio vaga e salta tra l'albero che riempie il cielo, e il muro del palazzo.
Così tutta l'immagine si completa di continuo... e cattura l'attenzione.
Armonia, completezza, fuga e ritorno. 
Conforto e riposo.
Innamoramento.

Gian Berra 2014 






I triangoli scaleni disegnano in automatico le aree di attenzione. Gian Berra


Dipinto di Rubens Santoro 1859-1942, Venezia.

Il pittore conosce la sua tecnica, e desidera, come tutti gli autori, giungere agli obiettivi che giustificano tale fatica:
ottenere attenzione
vendere l'opera
ottenere lodi
esprimere sé stesso, e guardarsi nella sua espressione
autostima, più o meno palese
incantare l'osservatore, farlo innamorare

E' utile ricordare che tali desideri sono propri di ognuno che esprime sé stesso, qualunque opera o idea vuole far conoscere. Una canzone, una poesia, un romanzo, una idea politica, una fede, una religione.

Si nota subito la separazione dei due lati destro e sinistro del quadro: la parte a sinistra è molto più larga e definita della parte destra che mostra solo uno spicchio della chiesa.

Per bilanciare tale scalino, la parte destra, più vuota, ha in compenso un cielo molto ampio decorato con nuvole lontane. E in basso nel canale, molte barche riempiono il vuoto d'acqua nel canale.
Il ponte posto sempre ad un terzo dell'altezza del dipinto ( orizzonte basso) è spostato quasi del tutto a destra per compensare l'attenzione.

La parte sinistra:
E' la parte più elaborata e furba del dipinto. La prospettiva è molto accentuata, ma viene rotta, spezzata da molti elementi. Nella parte centrale i cornicioni fanno una ombra esagerata, ma utile ad attirare l'attenzione ad alcuni alberi in un giardino.
Appena dopo un palazzo bianco, quasi frontale rompe le linee quasi al centro del quadro. Oltre la prospettiva declina fin quasi a toccare l'altra sponda.
Nel fondo i colori si annebbiano, indicando una distanza lontana.
Il dipinto è diviso in due dal cielo che si riflette sull'acqua del canale: un "V" che si rovescia che da solo costruisce due triangoli scaleni.
Ho costruito due probabili triangoli scaleni sulle vie dell'attenzione. I loro vertici si incontrano nel ponte che collega le due rive del canale. Questo evidentemente era l'intento del pittore. Ci è riuscito bene. Ma c'è un appunto da fare:
I toni scuri delle ombre, sono quasi del tutto uguali, e ciò rende un po' monotono il dipinto.
La prospettiva è corretta, ma tiene poco conto della distanza che dovrebbe offuscare di più i colori di fondo.
I grigi delle facciate sono simili sia nelle due parti del quadro.

Ma questo è solo un mio modo "romantico" di vedere il dipinto. In effetti il pittore ha avuto l'intenzione di proporre il dipinto in modo "realistico-fotografico" più efficace possibile. E ci è riuscito alla grande. Il dipinto era proposto a persone che vedevano ( o volevano vedere) Venezia in quel modo, e così avevano ottenuto un prodotto ottimo, adatto alle loro aspettative. Il dipinto non fa "pensare" chi lo vede, ma solo confermare ciò che già pensa. Conferma ciò che loro pensano di essere, perciò piace e forse sarà desiderato con più efficacia.

Gian Berra 2014


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new GENERAL OPERATIONAL SHAMANIC PSYCHOLOGY. Gian Berra

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