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giovedì 26 marzo 2015

Nonna Maria Stramare in Berra da Segusino. Il libro di una nonna veneta, esempio di vera donna veneta. Gian berra 2015


La nuova edizione del libro di Gian Berra 2015

Montebelluna, gennaio 2015
Dopo una prima edizione, ecco che presento una versione più completa di questi miei ricordi. Grazie all'aiuto dei miei amici di Segusino, e grazie a Facebook vi ho inserito nuove foto e qualcosa in più dei miei ricordi.

Questi ricordi vogliono anche ricordare i miei parenti emigrati in Canadà appena dopo la fine della seconda guerra mondiale. I due figli più giovani di mia nonna Maria Stramare in Berra, Mario Berra e Abele Berra emigrarono negli anni '50.
Tornarono entrambi in Italia per una breve visita nella fine degli anni '60, ma poi li persi di vista.
Abele Berra si sposò in Canadà ed ebbe due figli, un bambino e una bambina. Ricordo il suo primo figlio bambino, Renzo Berra, nipote di nonna Maria Stramare.
Non ricordo la sorella, che forse nacque dopo.
Loro vivono in Canada.




Montebelluna, January 2015
After a first edition, here I present a more complete version of these my memories.
Thanks to the help of my friends Segusino, and thanks to Facebook I put in new
pictures and a little more of my memories.

These memories also want to remind my relatives emigrated to Canada soon after the end of World War II.
The two younger sons of my grandmother Maria Stramare in Berra, Mario Berra Berra and Abel emigrated in the 50s.
Both returned to Italy for a short visit in the late '60s, but then lost sight of them.
Abel Berra married in Canada and had two children, a boy and a girl.
I remember her first baby son, Renzo Berra, grandson of Grandma Mary Stramare.
I do not remember the sister, who was born after perhaps.
They live in Canada.



http://www.scribd.com/gianberra

http://it-it.facebook.com/gian.berra






domenica 22 dicembre 2013

Sfida alla Dea Vita e la suo programma DNA. Follie di Gian Berra

Il carciofo Narciso ci insegna la filosofia per fregare il DNA a programma ignorante.



Sfida al DNA, quarta parte.
Il carciofo Narciso e orgoglioso di Gian Berra.

Che belli i pomodori dietro il carciofo? Non è vero? Ma era già fine settembre di 7 anni fa, e il primo freddo li ha bloccati verdi. Che sia da farli fritti come nel film?
No, è ovvio, ma che bello il carciofo che è fiorito nel suo splendore. La gente passando per la strada mi diceva: ma non lo cogli, non lo tiri via prima che fiorisca?
Io sorridevo e mi inventavo scuse, per farli passare oltre. Non potevo dire loro che stavo fregando alla grande il DNA. Lo menavo in giro come uno stupido, come in realtà è il programma ottuso, ma prezioso racchiuso nella nostra eredità biologica.
Perché mai dovremmo agire come macchinette programmate? Le civiltà, quando hanno risolto i problemi primari del mangiare, del territorio protetto, possono godere del surplus e creare il loro DNA mentale fatto a loro propria immagine. Questa è la cultura: E' rimirare sé stessi, misurarsi, e se le condizioni lo consentono... giocare. E' un lusso prezioso che pochi umani possono gustare.
Questa è la filosofia, strumento per definire spazi infiniti o confini più o meno condivisi.
Che lusso! Così a me non interessava magiare il carciofo, ma ammirarlo, goderlo e fotografarlo per rendere la sua immagine quasi eterna.
Ogni volta che vedo la foto, è come adorarlo una altra volta, e godere del suo trionfo. Io raccolgo il suo orgoglio, la sua vita che diventa anche mia. E lo ringrazio ancora oggi.
Grazie carciofo Narciso, tu sei eterno nei miei pensieri, e lo sarai per sempre.

Gian Berra 2014.



Sfida alla Dea Vita e la suo programma DNA.  
Follie di Gian Berra


Un sasso per amico

Terza parte.     Cosa è un totem? Le confidenze scandalose.

Dare scandalo. Far cose brutte, nascoste e poi fare in modo di lasciare un pochino accostata la tenda in modo che lo sguardo curioso ci scopra una preziosa briciola di malizia.
Occhi che fanno finta di non vedere, di non guardare in quello spicchio di probabile oscenità,
ma sono così tesi nello sforzo che non possono nascondere la voglia di sapere.
Quasi soffrono nel tenere allo stesso tempo due direzioni. La loro tensione li stanca a morte, ma già pregustano una novità che solleverà il loro spirito sino al punto di dire che loro avevano ragione.
Ragione da vendere.


Eppure è una cosa così semplice, naturale, spontanea. Quasi innocente o forse ingenua.
Quel pomeriggio di settembre vagavo; cosciente che si trattava di un giorno prezioso. Sapevo che era l'ora magica, ma non sapevo altro. Io sono ingenuo alla follia, mi fido di ciò che è curioso, ma non mi domando il perché. Vivo quell'attimo come una fortuna.
Così vidi in mezzo alle zolle appena arate un qualcosa che brillava lontano tra la terra.
Non ci vedo bene, nemmeno con gli occhiali. Non sapevo cosa era, ma mi chiamava come fosse un tesoro.
Così mi guardai in giro, timoroso che qualcuno si seccava per il fatto che andavo a calpestare la terra smossa. Mi pareva di disturbarla. Ma mi feci coraggio. Affondavo sulle zolle e poi fui sul punto luminoso. Era un sasso che stava giusto nel palmo della mano.
Lo raccolsi, era asciutto, appena sporco di terra scura che venne via subito. Lo ripulii meglio e lo carezzai per sentire la sua pelle di sasso. Mi impressionò la sua forma perfettamente sferica. Perfetta come una sfera, pareva quasi artificiale. Ma si vedeva che era stata la sua storia naturale a farlo così.
Sasso di calcare butterato, quasi levigato, ma non del tutto.
Bianchissimo, dall'aria un po' sfacciata.



Troppo bello, troppo perfetto. Una sfida? Appena un pensiero di rabbia passò come un lampo nei pensieri. Ma lo esclusi all'istante. Non avrei ascoltato la voce dell'impotenza. No mai!
Allora lo guardai ancora in silenzio... e Lui mi si strinse nella mano. Lo racchiusi tra le dita e cercai di stringerlo a mia volta. Lo sentii duro, un po' freddo, ruvido e tenace. Sentii anche la Sua indifferenza alle mi domande. Sentii il Suo orgoglio di essere sé stesso...e basta.
Lui non si poneva domande, neppure ne faceva a me. Era la, e bastava.
Allora compresi la sua forza. Forza antica, dura, semplice, naturale. Essenziale.
Allora non mi feci domande e lo accolsi.
Lo adorai, e lo adoro ancora oggi.
Adorare è parlare alla pari con l'altro. Io e l'altro che parlano l'un l'altro ascoltandosi a vicenda.
Chissà quale demonio venuto dai deserti del vicino oriente, ci ha fatto credere che “adorare” è mettesi in ginocchio di fronte a “Qualcuno” che ha il potere di essere al di sopra di noi tutti.
Che follia malata deve essere quella Entità che considera sé stessa al di sopra di noi tutti, e che addirittura considera sé stessa “Padre”, e rifiuta come sconcia la qualifica di Madre”.

Sto divagando, non vale la pena trattare dei sogni di potenza di entità svergognate e ingannatrici. Esse sono presenze parassite che succhiano le anime d'occidente della loro dignità. Basta ignorarle e lasciarle sole. Da sole esse muoiono da sole. Senza la nostra attenzione, svaniscono e basta.

Il sasso di calcare bianco butterato invece è ancora con me. Me lo porto vicino. A lui non importa nulla di me. Lui vive da milioni di anni. Io tra poco sarò meno che polvere, imparo da Lui cosa è la Vita. La prendo da lui e in cambio Lui mi ruba l'attenzione.
Ne vale la pena?

Il sasso mi risponde coi i miei stessi pensieri: Perché ti domandi dei perché? Non ti basta vivere in mia compagnia? Sento che lui è contento, almeno quanto può esserlo un sasso. 
E mi sento felice.

Gian Berra 2013
NB. Il sasso bellissimo della foto non è il mio sasso. Lui non vuole essere fotografato, io lo ascolto.



Aspettando che la sfida al DNA si compia...




Sfida alla Dea Vita e la suo programma DNA.  
Follie di Gian Berra


Sfida al DNA e alla Vita...  ( prima parte)

Ecco che i pensieri vagano, chissà se c'è uno scopo. Loro lo cercano indecisi se indagare oltre. Ma è una illusione. Così è meglio rischiare e mi butto nel piacere di andare oltre ciò che serve davvero.
Meglio vagare nel superfluo. Che bello vivere in una fetta di civiltà che permette uno spicchio di ricchezza che ci dona libertà di sognare. Liberi, per ora, di cercare a tempo pieno il cibo o il riparo provvisorio... possiamo goderci la cultura.
La Dea Vita ha previsto una evoluzione del DNA mentale o culturale?
La Dea Vita è una Dea terribile, e pare, senza cuore. Ma ci dona una occasione limitata di poterLe ridere dietro. Lei non ride di noi umani, nemmeno ci vede: Siamo una crosta dallo spessore flebile e provvisoria.
Lei la Dea per eccellenza, ha accettato un incidente rischioso come una moderata autocoscienza.
Ma rischioso per noi certamente. Lei, la Dea quasi assoluta ( per noi) ride di gusto ai nostri crucci.
Ride e quasi si piega in due dal ridere delle nostre certezze. Lei ride delle Fedi, religioni, idee e certezze.
Ride sopratutto del fatto che le cerchiamo, ride della nostra paura. Poveracci, ci dice...
Lei, la Dea crudele, e mamma assoluta, ride dei maschi umani e li usa come cavie per tormentare le femmine della specie. Una umanità che funziona a metà è uno scandalo per la specie. Una sfida a chi resiste più a lungo. La Dea comunque non conta il tempo, se ne frega. Sa che ci meritiamo di essere ciò che sapremo essere. E Ride, si diverte un sacco.
Selezione naturale? Fisica e anche mentale? Certo, Lei gioca a dadi con gioia, perché nemmeno Lei sa come andrà a finire. Il rischi è il suo gioco...e lei non si cura di perdere, perché perderemmo di sicuro prima noi, poveracci. Che sofferenza, che tedio, che rabbia.
Quando La sfidiamo fa finta di darci corda, ci segue per un poco...e poi ci lascia soli a leccarci le ferite.
C'è chi ha tentato di pregarla, di accenderle dei ceri, c'è chi addirittura ha fatto sacrifici orrendi per Lei. Addirittura alcuni hanno mortificato la loro “ragione” o il loro corpo per una salvezza dal Caos, altri sono fuggiti nella follia per non vedere un futuro certo.
Altri hanno cercato di sfuggirLe sperando in qualcuno che la abbia creata a Sua immagine. Follia.
Lei, la Dea ride ancora di più della debolezza di questa specie che pensa di sapere come ottenere qualcosa da Lei, la superba.
Eppure una mezza soluzione esiste. Sfidarla.
Lei, Dea senza cuore, usa una Sua soluzione quasi chimica, per determinare un Caos moderato per ingabbiare gli umani. Mescola e rimescola usando programmi quasi de tutto emotivi. Usa anche l'ambiente come un gioco, assieme al tempo. Gioca e nemmeno guarda. Si annoia col nostro tempo. Gioca Lei, con quelli che ancora non la hanno sfidata. Lei sa che “l'autocoscienza” pretesa dagli umani è una grande fregatura. A cosa serve tale facoltà se poi l'istinto dice che tu dovrei finire in polvere e questa si mescolerà alla terra per fare altra terra. La paura di essere così “poco” è la garanzia che in DNA dovrà ancora fare un gran salto per sfidare la Dea femmina che alimenta illusioni di fuga nell'illusione dei sogni che vengono fuori dalla follia del deserto.
Deserto interiore specialmente dei maschi umani. Alle femmine umane non interessa per fortuna la follia di “fare” ad ogni costo le cose. Loro, le figlie della Dea basta vivere...la Vita.
Sfidarla, questa Dea? Seguire il suo scopo, viverla come lei vive sé stessa?
E finalmente fregarla? Farle vedere finalmente che il suo progetto vitale è...vivere?
Vivere senza aggettivi o termini. Vivere e basta. Al meglio naturalmente. La sofferenza è solo una possibilità, una patologia che può essere curata dall'amore per la Dea.
La Paura solo una Dea di grado inferiore. Sacra anche essa, ma secondaria. Una fregatura rimasta dentro i meandri ancestrali del sacro DNA. Per fortuna le Dee e gli Dei non sono mai assoluti, e non ci assomigliano nemmeno. Possiamo offenderli a morte, e loro sono più che contenti di vedere che finalmente qualcuno si è accorto di loro. Lo accoglieranno quasi fosse loro fratello. Rideranno del nostro coraggio, ma lo rispetteranno, o per giocare con noi ci rispetteranno come fossimo loro.
Ma il passaggio più importante è sfidare il DNA.
E questo lo racconterò la prossima volta...
Lo traduco anche in dialetto veneto?
Gien Berra 2013



Memole, la Dea assoluta



Come seguito a sfida al DNA e alla Vita.  ( seconda parte )

Addomesticare o favorire una autocoscienza?
Memole, mia amata cagnetta tu sei il mio amore da difendere dal maligno destino del DNA e dalla durezza della Dea Vita. Lei la Dea altezzosa ed indifferente non si interessa di me o di te. Lei ragiona con gli umani, come fa il Dio stato padrone( o no), che ha la sua ragione... di stato.
La ragion di stato somiglia alla ragione della Dea Vita, essa non pensa agli individui, non li vede nemmeno.
Per questo io ti frego o Dea insensibile. Io cambierò le cose, anche se solo per meno di un Tuo attimo, Ti ruberò un pezzo di programma di DNA... e lo userò per il mio scopo.
Tu, Dea insensibile, non hai emozioni? No vero, carissima? Ma hai fatto uno sbaglio: Hai permesso con disattenzione ( in fondo da ignorante) che agli umani crescesse un granello di autocoscienza. Ora corri ai ripari creando col divino Caos tanta confusione, e tenti di disorientarci per ora. Pensi davvero che spariremo tutti in favore di una nuova era dei rettili? Illusa! Io, cara mia ti metterò i bastoni tra le ruote.
So come fare, e userò proprio le regole del tuo programma DNA!
Ho dato alla mia cagnetta il nome Memole. Divina Memole, il tuo nome viene da un folletto dei cartoni animati di 20 anni fa:Un folletto femmina, gentile, furbetto, ingenuo, tenero e con tanto fascino... ( niente a che fare col furbetto idraulico Super Mario, che ora tormenta con sfacciataggine i veneti rabbiosi, ma addomesticati di oggi. Chiamato anche Wiva Super Mario, WSM, che strazio..)

Memole, ora hai 8 anni, sei matura e posso dirti la verità: Non ti ho mai addomesticato.
Mai! Parola mia. Naturalmente non lo ho fatto nemmeno con i miei figli.
( Figurarsi con mia moglie...)
Cara bambina cane, ti ho osservato, fin quando ti portammo a casa. Tu ti guardavi attorno in attesa di cercare qualcosa a cui ubbidire. Vedevo lavorare in te, il DNA maligno che generazioni di umani ti avevano messo dentro, copiandolo da loro stessi. Un padrone ha potere, un padrone è necessario, anche se non è palese, come farne senza? Che grande sfida!
Una volta al giorno ti prendevo in braccio e ti coprivo di baci. Non c'era una ragione, lo facevo perché mi piaceva. Ma tu non capivi. Pensavi: “cosa ho fatto per meritare tanti baci? Forse ho sbagliato qualcosa?”
Poi cominciai a parlarti come parlavo a tutti gli altri in famiglia. Non so se capivi, non mi interessava un bel niente. Anche se mi guardavi sospettosa, io ti prendevo sul serio, malgrado tutto.
Poi, anche quando non sapevo che fare, lo domandavo a te.
Poi, cosa grande ho cominciato a scherzare con te. Ti ho fatto capire di non prendermi sempre sul serio. Ma tu capivi che anche questa era una cosa seria.
Così presto tu imparai che io non ero un padrone, ma uno che era quasi come te.
Quando ti chiamavo non mi degnavi nemmeno di uno sguardo, a meno che tu non lo volessi.
Era la prima vittoria sul maligno DNA!
Però poi vennero i frutti, e tu, carissima, cominciai a diventare furba e canchera. Era come se tu avessi imparato a ridere. Fu il mio, e tuo trionfo. Sapevi come ricevere attenzioni, come reclamare cibo, e cosa sublime... come richiedere affetto.
Poi finalmente la tua vita divenne la nostra. Tu hai poche esigenze o desideri. Noi tutti ti avevamo preparato un territorio protetto dalla indifferenza della dea Vita. Noi eravamo la Vita, e completamente a tuo favore, o divina Memole. Le nostre regole di DNA erano solo a tuo favore.
Abbiamo fregato, e girato a nostro vantaggio ogni indifferenza. Ti pare poco?
Per quell'attimo che siamo in questa forma di vita, siamo noi che facciamo le regole: condividiamo, amiamo, litighiamo, gioiamo senza più paura uno dell'altro. Non più nemici o ansie, abbiamo creato il nostro paradiso, e tu cara sei un Dio a tutti gli effetti. Che amore!
Invece, fuori, i maligni a domandarsi chi erano quei matti. Cosa mai facevano?
Quelli fuori, poveracci, si sentono liberi di odiare e giudicare. Poi si inventano occupazioni per definire rigidi confini. I confini, le classificazioni, le bandiere, le idee e le emozioni legate a tali inganni li tenevano ben legati al loro schema. E intanto la indifferente Dea Vita quasi ride di loro. La Dea Vita prova emozioni? Non so, lei non si accorge nemmeno degli umani. Sono solo probabilità e nulla più. E il DNA è il suo programma scritto in linguaggio senza pietà. Figuriamoci se contiene amore!
Ecco che tento di lanciare raggi gamma con le parole, Forse riuscirò a lasciare un segno dentro alla folla di identità che avrà il tempo di leggere le mie follie.
Ma cosa mai tu vuoi da noi chiacchierone? Intuisco.
E' ovvio, voglio prendere tutti in giro, e giocare e divertirmi un sacco.
Poi mi viene una domanda: Perché il Dio unico, assoluto dell'occidente e del vicino oriente, non ride mai?
E mi vengono i brividi...

Gian Berra









Memole la Dea assoluta





venerdì 13 dicembre 2013

Cosa è un totem? Note di follia.

Il totem della Paura


Prima parte
Ecco provo a rispondere alla domanda: Cosa è un totem?

Questo è un gruppo di filosofi ( più o meno) Allora è d'obbligo non insegnare niente, ma raccontare le proprie esperienze personali. Io racconto le mie.La mia è stata una strada lunga per arrivare a queste cose. Penso che il DNA non è solo qualcosa di biologico materiale, ma anche di temperamento. Ci viene messo dentro come una possibilità da usare o no.
Io ho ricevuto di sicuro qualcosa di feroce. Mi ha fatto capire che se lo ascolto,  bene, OK. Se non ascolto Lui ( maiuscolo), non mi lascerà mai in pace.
Così ho vissuto un mucchio di casini personali. Ho rinunciato a stare comodo, e così avanti col caos personale. La cosa più misteriosa è che quando ascoltavo questo DNA nascosto, le cose andavano un pochino meglio. Ma come ascoltarlo?
Il cervello nascosto ( inconscio) non parla con le parole. Lui è anche una cosa assassina per la mente cosciente. Lui non ha il concetto di tempo. Per Lui un giorno vale come un anno, e anche il contrario. Poi, cosa canchera, non ti dice mai cosa fare in modo chiaro. Così mi è toccato imparare cosa lui vuole da me. E così sono cominciate le crisi più più brutte, più scure. Le angosce e le paure che mi hanno strattonato quasi a morte ( cosi' almeno pareva a me). Ma dopo le crisi, veniva anche un senso di sorpresa: ero ancora vivo! (ho scoperto poi in seguito la ragione di questo disagio, ma ne parlerò un'altra volta)
Ma per poco, perché questo Lui nascosto non mi lasciava stare che per il tempo di ritrovare un equilibrio, per il momento.
Allora ho imparato la prima lezione speciale: Parlare con Lui come se fosse vivo, presente, quasi fisico. Lui voleva essere riconosciuto! Lui voleva che lo chiamassi per nome. Voleva che lo riconoscessi come reale. Ma che nome gli ho dato?
Ecco, non ho fatto lo sbaglio di ingannarlo. No, io gli ho dato il mio nome. Ci evoluto coraggio per riconoscerlo fino a tale modo! Il Lui nascosto sono io! Si chiama Gian anche Lui.
E ho cominciato a parlare con questo Gian nascosto. Come se fosse la vicino a me ad ascoltarmi.
Ma ho imparato anche a non aspettarmi mai una risposta diretta. Lui non parla. Lui ti dice qualcosa con intuizioni, con segni o immagini. Questo e il suo modo di dire le cose. E la cosa peggiore è che te le regala quando vuole Lui. Dopo un mese, un anno, quattro anni?
Più aspetto la risposta, più Lui tace. Invece quando non ci faccio più caso, lui arriva e mi blocca dalla sorpresa. Porco! Gli dico, perché non me lo hai detto prima?
Quando mi viene la rabbia, sento che questo Gian nascosto ride di gusto, lui mi vuole bene, in fondo. Ecco, ho appena cominciato a parlare della questione. Per adesso basta. Non posso sparare tutti i miei colpi in un colpo solo. Meglio non fare troppa confusione.
Gian Berra.
La Dea


Cosa è un totem? La scoperta pratica. 2


Erano tempi di gran confusione, e le soluzioni non mi bastavano. Il mio inconscio (cervello nascosto) non mi lasciava stare. Il "Gian nascosto" non era contento. Ma lui non ha il concetto di tempo e neanche le parole. Però mi faceva vedere che non andava bene far finta che tutto andasse in modo normale. Dopo la crisi di mezza età (la passano tutti , ma fanno finta che non ci sia) che nessuno racconta in giro perché provano vergogna. Vedevo che tanti si mettevano a bere per non pensarci, o comperavano una nuova macchina, o prendevano medicine per far dormire i pensieri, o andavano in chiesa per il senso di colpa, o correvano dietro al sesso. Non potevo scappare con queste cose perché ormai avevo aperto la porta verso il mio Gian nascosto e non potevo ingannarlo.
Come fare per far tacere questo disagio? Non si può, bisogna lasciarlo parlare e sentire cosa ha da dire. Lui è un canchero sincero e ti parla con le emozioni. La prima emozione che è venuta fuori è la Paura. Ma paura di cosa? Lei è una emozione e basta: Lei non parla, non si può vedere, non ha che lo scopo di far paura; e lei ha così tante facce che non si possono riconoscere...
Paura, angoscia, tensione, smarrimento, poca voglia, debolezza, apatia, sconforto, rabbia, odio, cattiveria, poca energia, dubbio, illusione, voglia di tutto e di niente, scombussolamento, indecisione, timore... Prova a domandare a una di queste cose: Perché?
No, non ci sarà mai risposta, perché
la Sua forza è il silenzio, e anche non farsi vedere da nessuno!
Allora ho imparato a stare al gioco, non le domandavo più niente, ma pensavo già allora che sarebbe arrivata la soluzione.
Andavo quasi ogni mattina, anche nel pomeriggio a fare una camminata sul Piave. Una mattina di inverno ero sulle grave del Piave, tanta nebbia fredda e nessuno in giro. Guardavo gli alberi senza foglie che indicavano il cielo con i rami nudi. Un albero di questi sembrava mal messo, quasi troppo vecchio e forse stava morendo. Mi faceva quasi paura. Che immagine!
Allora ho avuto un lampo di intuizione. Era l'immagine della Paura!
Porca vacca, ho detto a voce alta! Adesso ho l'immagine della paura. Adesso lei non può più nascondersi. Non può più essere invisibile! Non può più prendermi a tradimento.
Adesso la vedo bene, brutta troia, vacca, luia. Adesso non mi scappi più!
Ti ho preso, non mi scappi più!
Poi sono scappato a casa e sono andato sotto al portico e ho visto in mezzo alla legna da segare, un pezzo di tavola marcia. Gli ho tirato via i chiodi ruggini, ho levato via le schegge e ripulito la tavola. Dopo gli ho messo una appicaglia per poterla appendere a un chiodo.
Sono andato al mio studio e ho appeso ben in alto questa tavola. Dopo la ho guardata con intenzione attenta con gli occhi che sparavano fuori rabbia e volontà ho detto a Lei:
Tu sei la mia Paura. Adesso non mi freghi più.
 Adesso ti vedo in faccia e non puoi più nasconderti. Mai più!
Dopo, con più calma: Tu sei mia, Tu sei me. Ti guarderò e ti ascolterò sempre. Ogni volta che vuoi dirmi qualcosa, sono qua ad ascoltarti, e la tua immagine ogni volta sarà chiara. Dimmi tutto che da oggi in avanti io ti vedo!
Ti vedo e ti ascolto, anche ti sfido, Anzi io ti vorrò così bene che anche ti insulterò con rabbia, ma anche ti prederò per mano se sarà necessario. Amica o nemica non ha importanza.
Tu, brutta sporca bestia, tu sei me. E non dico altro, canchera.
Per oggi basta, perché mi sono arrabbiato una altra volta.

Gian Berra. 2013

Gioco con la Vita








sabato 13 marzo 2010

Pederobba, KAPUTT, osteria da Rafael, non c'è più






Pederobba, near Venice in Italy, who has forever destroyed a small, old, humble inn Rafael. What ignorant people that destroys his memories. What a scandal to give up their human and cultural roots! That pole of unconscious!
Poor Italy, destroyed ignorance and dishonesty made ​​for centuries lived as servants!








What a pain, nostalgia, embarrassment ...
Boats to Covolo di Piave no one noticed and people are happy. The Ostaria Rafael is gone and I can remember not to lose the memory. Only I feel the lack of heart and I apologize for this intrusion that disturbs the peace.
Those who did not realize nee is happy in any case, like when you sleep and you throw in a landfill our cultural roots.
Better in the dust, so who are they?
You can see and perhaps make money?
Here! So then become important! The empty souls can not think of anything else. It 's the secret to staying happy and gioisi. Download the booklet written by Gian Berra in a moment of idle personal poetry:




Che dolore, che nostalgia, che imbarazzo...
Alle barche di Covolo di Piave nessuno se ne è accorto e la gente è felice. L'ostaria da Rafael non c'è più e mi sento di ricordarla per non perdere anche il ricordo. Solo io ne sento la mancanza e mi scuso di cuore per questa intrusione che disturba la pace.
Chi non se neè accorto è felice in ogni caso, come quando si dorme e si gettano in discarica le nostre radici culturali.
Meglio nella polvere, tanto a chi servono?
Si possono forse vedere e farne soldi?
Ecco! Ecco che allora diventano importanti!  Le anime vuote non possono pensare ad altro. E' il segreto per rimanere gioisi e felici. Scarica il libretto scritto da Gian Berra in un momento di  folle poesia personale:
http://stores.lulu.com/baroque






Pederobba in Italy, near Venice? No only lost a place of people that has lost itself.
Nothing remains of the sweet memories, old and steeped in history, humble but honest. Only useless debris and dust. Scandal for our ancestors who gave us life, have been betrayed for ever: Ash and ignorance without end.
The tavern by Rafael else is not over and fools laugh.
 Poor Italy.




lunedì 1 marzo 2010

Un conte de Gian Berra en 2012. Hymne à Pan et les racines vivent en chacun de nous ... Assistez à la Morer, l'arbre des mûres.





free in internet:

Un conte de Gian Berra en 2012. Hymne à Pan et les racines vivent en chacun de nous ... Assistez à la Morer, l'arbre des mûres.

Fenola et Morer.

Une histoire vraie dans la tombe de la Piave, entre Ciano et Covolo Pederobba ....
Lorsque le Piave fait une grande boucle et se tourne résolument vers l'est, à côté de Crocetta et cyan, ses banques se développer sans limite. Et 'possible de marcher pendant des heures entre les
plaines de pierre et ne rencontrer personne. C'est pourquoi je vais souvent là-bas et parmi les herbes sauvages et des correctifs clairsemées d'arbres est possible d'agrandir fière allure dans quelle mesure il peut aller. Là
J'ai des limites et si facile de laisser les souvenirs prennent la couleur de l'air. Sans les motifs de fantaisie et d'imaginer vivre une réalité possible. Il rêve et rappelez-vous, exactement.
Si je regarde vers le sud de l'œil est rempli par la présence de Montello, long, petite colline qui me tient compagnie et encadrée comme un câlin de la rive de Cyan.
Il «si facile à faire route, puis, fatigué, je voudrais aller à un peu rafraîchi. Alors, quand je suis arrivé à Croda Granda, balade en toute sécurité, et l'auberge et le très proche de Fenola.
Dans le matin ou l'après-midi toute personne, et il n'est jamais Fenola est heureux de parler. Je fais le reste dans ma poche que j'ai toujours me payer la nuance de rouge. Parfois aussi répondre
Domenico, toujours distrait et en regardant ennuyé.
Quand je le vois mon coeur commence à battre parce que je l'entends encore raconter son histoire, mais je dois attendre Fenola est dans une bonne humeur. Il ne veut pas entendre
pour rien. Il est l'hôte et doit être respecté.
Aujourd'hui, c'est un après-midi de ceux-ci. Nonchalant et sans idées que je vais aider avec un œuf à la coque à la fin de vin aigre Fenola et regarder vers les peupliers qui ombragent les banques. Une
Une fois, un peu plus bas il y avait une grande flaque d'eau, près d'un lac, et la route nous avons tourné autour. Sur le côté approché de la colline, la route était seulement un sentier qui courait
des arbres. Ceux-ci formaient une forêt où se mêlait le marais.
Un grand solitaire Morer abruptement à partir de la rive, était à la tête de tous ces arbres. Il a grandi sans maîtres formé seulement une tache énorme.
Nous avons marché passé tranquille peu ou indifférent. Il a appelé au respect et obtenu sans difficulté. L'ombre de Morer était un royaume en soi. Et dans ce monde est toujours sombre
Peut-être ... ce n'était pas une bonne idée, mais parfois pas Menico pensé. Il doit être dirigé par les pensées errantes, tant que la route n'existait plus. Il a commencé vers la
grave, même si le soir, maintenant devenu presque du jour au lendemain. La fraîcheur de Septembre vient d'être évoqué et l'air chaud encore invités à pensées troublées.
Que chercher, même parmi ces roches? Menico Restless et inattentif avait déjà oublié la journée de travail et il appela les ténèbres sans aucune raison. Il s'est rendu compte qu'il était loin d'être
lorsque le chemin de la forêt avait déjà couvert la lumière du soir. L'obscurité soudaine le tira de rêver et de laisser un frisson de froid serait de lui un rapide
flash. Il a ralenti son rythme, et conscient de son rythme, il est allé prudemment à l'eau.
Le soupir, comme si il a réalisé qu'il pouvait effectivement l'entendre ... mais juste écouté le silence l'a laissé seul et déçu. Quel était ce murmure qu'il ne pouvait pas entendre?
Furieux de ce qui lui a échappé, il s'est assis sur le sable, entre deux grands chênes, et en regardant vers l'eau près de l'attention gauche errante que quand il rêvait. Il rêvait à l'
l'esprit et les pensées sont libres, mais avec les yeux qui regardent le monde de loin. Donc, tromper sa colère, lâcher ce qu'il a vu en lui-même il se sentait. Sur le coin
yeux, il remarqua un mouvement dans l'obscurité à sa gauche. Il savait qu'il ne pouvait pas tourner la tête, il a estimé que s'il fait tout serait parti. Je savais juste.
Il se laisse guider par l'instinct et faisant semblant de chercher dans le marais, tourna son visage avec suffisamment d'attention à observer. Et puis avec une lenteur infinie, en essayant de se cacher
sa tension, son regard décalé avec une indifférence feinte. Dans le cadre du Morer grand forfaitaire sombre déplacé. Pas tout de suite essayé de comprendre, mais il le laisser sortir pour lui la scène: Un
d'épaisseur, figure voûtée, pliés et tendus, était assis sur le dessus d'une autre figure, avec le soutien de l'énorme tronc. Puffs et houppettes fait de façon tendue et agitée, et l'air sentait Menico
éveiller le sang. Son corps ne pouvait pas ignorer le désir et déjà répondu au rêve caché. Son cou était pressant dans son pantalon et a exigé une attention: Ces deux
fureur flottait de la vie avec des cris étouffés.
Qu'est-ce qu'il était en était trop penché sur la jeune fille, mais il était agité et gémissait comme un cri presque à voix basse. Elle s'est félicitée de lui en l'embrassant et en tirant
vers le déplacement en ondes lentes et rythmiques.
Puis peu à peu le silence a commencé à dominer les moments. Les deux étaient encore embrassé dans une sombre Menico forme de peur d'être vu, elle a également arrêté
respirer.
Vagues de musc navigué en tant que chemins d'air à faible entre les journaux. Il semble que même les arbres d'attente pour le sommet qui a appelé les secours et la libération. Mais le temps
semblait ne jamais passer et tout était en attente en tension; Menico vécu cela comme faisant partie de ce qui se passait.
 Menico déjà perdu votre attention, d'un sommeil hypnotique vaguement lui engourdi et fait lourd, lent ... j'ai failli étouffer quand il s'est levé comme un impressionnant, avec
les jambes tordues et une bosse, les épaules et illimitée petite tête, essayé d'obtenir l'équilibre. Mais Menico frémit quand il a vu et ne voulaient pas croire. Cette créature avait des cornes, ils étaient
arrière petite et courbée comme les chèvres.
Menico gelé comme de la glace. Les yeux déplacé au-dessus d'elle et a alors vu son détendue, appuyé contre le Morer grande, avec les jambes écartées et les bras pendants sur
hanches.
Elle était blanche comme la lune, lisse et presque transparente. Un corps immature, mais avide de la vie. Son visage était délicate, petit, rond, brillant avec des reflets bleus. Cheveux
lisse et claire est tombé sur ses épaules. Un brin de fil d'argent entre ses cuisses se détachait fière qui a accueilli ses yeux.
Elle regarda le géant avec un intérêt naturel, et lui absorbée jusqu'à ... et vu son Menico image.
Elle ne bougeait pas ses yeux, mais l'ai vu. Menico sentir sciogliesi toute volonté. La mer sans fin et il semble clair qu'il a été envelopper chaque pensée.
Il a essayé de se rebeller comme une partie de lui-même, blessé, cria contre lui.
Le cœur semblait éclater dans sa poitrine et les mains griffent le sable. Avec un coup douloureux à ses yeux de ses et a été immédiatement conquis par le regard de Celui
Yeux de feu, détourna la tête et l'ai trouvé. Puis il est devenu la haine. Maintenant, il s'était tourné vers lui. Ses cuisses velues formulé une douleur vive et exagérée. Noir
en noir. Les pieds étaient petits, près de sabots, et j'ai vu un soupçon d'une queue. Même le géant était sur le point de tirer lorsque vous avez pris son poignet velu et le lieu.
Domenico s'est trouvé coincé à regarder tous les deux et le tremblement, enfin écouté sa peur. Il a sauté sans regarder et a couru dans la rue sans penser encore plus. Surmonté d'un
sauté les banques solitaire et sombre. Il a vu les champs où le maïs est desséché, il se sentait grincements effrayés de rats d'égout perturbés. Il courait, courait jusqu'à ce qu'il se trouve
près de la maison de Matiol seigneurs. Puis il s'assit derrière un tas de foin, et se laissa pleurer sans honte.
La lune au dessus de lui consolé, mais il était inutile.
Domenico avait mouillé son pantalon, et maintenant portait en lui le rêve de tous les rêves. Il ne pouvait pas rentrer à la maison comme ça. Non, il l'avait vue, et son image a été fusionnée à son
cuore.Menico l'avait vu, et personne d'autre que lui aurait été plus terrible.
 Il a décidé de rester avec la lune, du moins pour cette nuit-là.

***

Bluette saisit lui Bronza. Il a déjà furieusement serrant le cou de l'homme dans le rêve. La vieille colère et de désespoir sans fin était déjà effacer le plaisir
elle lui avait donné. Mais ne permettrait pas Bluette Bronza furieuse, détruisant ce qui allait arriver. Tira fort avec sa main et l'a amenée fier membre en elle.
Le pressé et l'embrassa à nouveau avec enthousiasme et chaleur.
Bronzes senti le feu et la ruine, mais la chaleur et l'humidité en profondeur Bluette effacée et utilisée pour diluer la tension. Il a coulé au fond de son nouveau. Il a permis à
à ses reins à semer encore la vie. Son.
Il lui a fallu encore se Bluette. Encore et encore ... Il a vécu sur sa lancée et a été en profitant de son fait.
Puis, lentement, la tension a disparu en quelques instants. Toute pensée se calma, et Bronza chuté dans le lit de feuilles à côté de vous, il rêvait avec ses yeux à demi fermés et les absents
la jouissance de quelque chose. Maintenant, presque heureux et content, laisser le fil restent au-delà de l'accent de colère et de souvenirs. Gave de suite les pensées de vengeance et de sang et
s'endormit.
Mais elle croisa les bras sur ses seins nus, en imaginant un frisson de froid. L'homme avait vu son et Bronza. Cette surprise. Tout au long de sa vie, il n'avait jamais nymphe humide
a noté que les humains pouvaient voir les gens de la vie.
Ces singes étaient arrogants aveugle dans le grand monde.
Mais l'homme était un jeune garçon et elle avait attiré son attention. Toujours eu le plaisir de l'abandon à Bronza. Mais le plaisir de gagner mince
humaine était doux comme du miel. Et le miel à l'automne était plus. Ou pas?

***

Domenico n'est pas rentré cette nuit-là. Il dormait dans la grange à côté de la petite fontaine. Puis elle lui montra occupé dans le jardin de la maison. Comme nous étions de bonne heure. Sa mère
lui ai demandé quelque chose, mais ne pensait plus et le laissa seul.
Au lieu de cela Menico ne voyait plus les choses. Quelle heure était-il? Où aller? Mais maintenant ce qu'il y avait à faire? Et les côtés rabotés de vous y étiez devant lui et a demandé à être
choyé. La peau d'une jeune fille, bleu clair et jeune n'avait pas de forme solide, mais il prit une de son désir. Ses yeux étaient d'une tranche de l'infini, et le pria de venir au culte. Sa bouche était une petite fille de jouir du fruit ...
Le Menico ventre était une tension qu'il voulait. Le sexe de Menico revendiquée. Et le jour ne savais rien. Il était seul. Mais ce soir, qu'il serait de retour là-bas. Bien sûr, vous faire!
Elle voulait que la vie.
Le soir de Septembre ici sur le Piave Ciano, sont longs et chauds et les odeurs de l'été sont toujours présents dans l'air immobile. Mais un vague sentiment de malaise, caché
sous la croûte des choses que vous voyez, fait cœurs inquiets. Surtout ceux qui veulent se rencontrer et de se précipiter au toucher et heureuse d'être là. Si
Domenico est venu presque en courant dans les bois de Morer, mais alors quand elle était à quelques pas caché et a écouté. Rien et personne n'était présent. Échos lointains souligné
taire indifférent à sa tension. Il est allé sur le sable et Morer ne dit rien des souvenirs qu'il avait à l'intérieur.
Il était assis en s'appuyant sur le tronc et lentement se laisser envelopper par les ténèbres. Le acceptée comme faisant partie de soi et de pensées calmée.
Bluette entendu quand il était encore caché sur le côté de la forêt. Étage approché par l'étude de son attention. Pourtant, il ne l'avait pas vu, mais il semblait sûr de lui: il
bien caché son désir. Il voulait: un être humain!
Il marcha un peu et est allé prudemment ombre d'un acacia, juste en face de la clairière.
Et Menico rêver les yeux ouverts ne pouvait pas la voir jusqu'à ce qu'une étincelle a allumé la partie cachée de son œil droit et se tourna sur son désir. Le cœur a commencé, et vous
a cessé de respirer. Son dos se raidit et ses yeux ne savaient où regarder. Il la vit sortir de l'obscurité comme si la marche sur un nuage. Elle fait briller la lumière
propre et regarda confiant. Ses bras étaient en baisse naturelle encadré par des cheveux longs et des seins petits mais l'orgueil est à l'affiche. Le ventre invité à sa touffe de
la vie et ses longues jambes à peine bougé, lente et sûre. Il a été capturé par les yeux qurgli. Ils ont été noyés dans une mer de.
Quand elle était la plus proche, il semblait entrer dans la lumière qui l'enveloppait le monde et de tous les temps n'existait plus.
Les mots n'étaient pas nécessaires et il ne se souvenait pas de la toucher. Mais quand il est venu, elle était comme si vous ont été annulés dans la grande mer de la vie et la perte de son identité
rêver et profiter de son étreinte. Il avait essayé de ciel et voulait rien de plus.
Il se sentait ses formes et lui caressa le velours et chaque coup était la plus douce. Le plaisir de l'existence et la vie était une réalité. Le humides, dans lequel il a déménagé était l'invitation à
une éternité de bonheur sans fin ...
Puis ses yeux qui le regardaient en, laissez-le jouer avec les couleurs et l'infini. Il savait quand il a fini.
Lorsque progressivement ramené le reste du monde. Gué avec son près de lui, il ne sentit aucune douleur détachement. Elle ne permet pas son cœur à souffrir et est resté
fermer jusqu'à ce que le sommeil s'empara de lui.

° ° °
Bluette lentement arrachée de l'être humain. Léger comme une feuille lui a permis de rester dans le rêve qui a enlevé et lui a donné la joie. Elle avait capturé son cœur et il maintenant
était à lui pour toujours. Maintenant que l'homme singe avait connu l'infini et ses yeux erraient sur le brouillard jamais.
Elle sentait en lui la force qu'il lui avait donné à son désir. Elle avait un goût différent de ce que lui a donné Bronza: qu'elle ne savait pas Menico de l'arrogance. Il était tout à fait semblable à celui des enfants qui n'ont pas de limites, et oser le jeu, mais ils veulent aussi être rassurés.
Ainsi, grâce à la liaison qu'elle avait créé, il se tint dans cette nouvelle saveur. Une nouvelle couleur lui rempli et Bluette savait qu'il avait gagné.
Ensuite, le froid de la nuit l'air Menico réveillé, surpris de trouver qu'il ya des nonchalamment habillé. Il a vu la lune, et l'obscurité autour de lui était comme une couverture de velours. Elle avait disparu. Mais c'était comme s'il était encore avec lui. L'intérieur sentait comme une chose conquise. Il en fit sa.
Une partie de lui voulait le toucher, et même regarder dans les yeux, mais je savais que ne viendrait pas. Il a touché le ciel et les choses ne serait jamais la même.
Domenico a malheureusement vers le cyan. Maintenant, les yeux ne pouvaient voir les ombres des arbres presque vivant, et loin, il a remarqué d'étranges reflets sur Montello s'élançant au-dessus de la forêt. Il se sentait l'
appel hibou, et pour la première fois il se sentait sans aucune gêne, et même voulu répondre à la salutation. C'en était assez pour lui donner un peu de chaleur.
Menico senti tourner le monde autour de lui, et ce sentiment lui inspirait et lui réconforté ...
Domenico n'était plus seul.

° ° ° °

Quelques années plus tard, dans un après-midi Septembre, Fenola était agité. Il était toujours quand ils sont venus à son auberge Menico et Gian. Ces deux regardé comme ils pourraient convenir. Et ils étaient toujours dans les plus étranges fois. Quel jour est aujourd'hui? Déjà aujourd'hui, et demain c'est vendredi les touristes commencent à arriver de Trévise et de Venise. Ils sont ceux qui remplissent l'auberge chaque week-end. Si Fenola dû compter sur les habitants de Cyan ou Covolo, il aurait déjà fermé la taverne.
Il voit dans la distance que les deux se saluent: retour Menico à Cyan et Gian déclenche en bas de la tombe, à Covolo. Déjà, il Menico Parmi Fenola et un vieux rouille ...
Fenola rappeler que le temps où son père, un an avant sa mort et qui a quitté la taverne pour un héritage, il a voulu couper le grand arbre des mûres pour son bois. Il a appelé deux de ses amis pour l'aider.
Ils ont coupé le tronc avec beaucoup de peine et de sueur, mais le bois a duré longtemps. N'oubliez pas que lorsque Menico entendu parler, a couru l'auberge crier qu'ils avaient fait quelque chose
dégoûtant. C'était la première fois que j'ai vu Menico colère, le visage rouge. Il semblait fou, et puis il a commencé à pleurer comme un bébé! Avant sa mère et puis aussi
d'autres présentent avait consolé en offrant un soupçon de vin rouge et un sandwich aux anchois. Puis Menico calmé et rien de plus a été dit. Domenico ne s'était jamais marié et vivait seul
sur les banques, mais au moins une fois par semaine a été l'auberge. Mais pour les goûts de Fenola était trop étourdi. Maintenant, cependant, était de préparer l'auberge pour la fin
semaine ...
Déjà. Je sais que je vais passer du temps pour appeler à entrer dans de vieilles histoires. Mais je m'empresse d'ajouter que sans doute que quelqu'un a vu. Personne ne veut prendre la parole et honte. Mais je
n'a pas d'importance. Je tiens à dire au moins une fois ici que personne ne me connaît et bien que je considère être fou pour ne pas m'en fous.
Il est dit que une ombre tire de temps en temps où il y avait une fois un grand arbre des mûres.
L'ombre est noire et grande, semble également avoir des cornes et une queue. Quelqu'un at-il vu les yeux de ce monstre sont rouge et plein de fureur et de colère.
Qui a vu le diable dans ce lieu nous sommes rentrés.

© 2012 Gian Berra





Io cerco l’avventura di svelare la maschera di Venezia. Essa non è solo ciò che appare agli occhi di chi

vive un eterno carnevale di inizio secolo. Venezia nasconde con misteriosa ironia il volto beffardo di

chi ha visto e vissuto tempi simili ai nostri. Il volto barocco che Venezia ci mostra è la sostanza e la

vitalità della Natura. Il suo vero aspetto si nasconde con maschere barocche che illudono e catturano per

una notte, ma lasciano una lieve tristezza e un incanto che non riempie l’anima.
Venezia è solo un simbolo relativo.
Per  l'anima di Vnezia non esiste nulla di assoluto. L'assoluto è un inganno per i deboli.
Io uso Venezia per svelare la sua maschera.

http://sites.google.com/site/veniceworldart/

new GENERAL OPERATIONAL SHAMANIC PSYCHOLOGY. Gian Berra

  new GENERAL OPERATIONAL SHAMANIC PSYCHOLOGY. Gian Berra Third version complete with illustrations.  Added new chapters with interview with...