Antonio Miotto, Toni Stai, di Segusino. Gian Berra lo ricorda..., un eroe e artista di Segusino.


Toni Stai, Antonio Miotto di Segusino


Antonio Miotto, Toni Stai, di Segusino.
Gian Berra lo ricorda..., un eroe e artista di Segusino.


Novembre 2013, è già un anno che è morto Toni Stai ( Antonio Miotto) di Segusino.
Lo avevo saputo per caso e ho avuto tanta tristezza nel cuore. Perchè nessuno lo aveva ricordato? Perchè il silenzio era in internet e nei media?
Nulla, di questo artista eroe di Segusino trapelava. Nessuno in paese si ricordava di lui?
Che vergogna misteriosa si porta dentro un intero paese! Cosa  teneva lontano da Toni Stai, la riconoscenza di una anima come lui? Talvolta mi chiedo le ragioni che tengono legate le anime del mio popolo veneto. Da dove viene tale paura di guardarsi attorno e lasciare libere le emozioni, di viverle in armonia e riconoscenza con chi gli vive vicino?
Anima nobile, buona, creativa, altruista, sensibile fino alla sofferenza.
Toni Stai, perchè non ti dicono grazie?
Ricordo i primi anni '50, quando ero tornato a Sagusino dopo una lunga malattia. Mio padre mi portò appena bambino nella nuova casa che lui aveva costruito con le sue mani al "Fontanon", in via Villa. Mi ci volle tempo ad ambientarmi e poco alla volta ripresi vita.
Ricordo un giorno che mia madre mi mandò a comprare dei biscotti alla bottega di Toni Stai appena la vicino, in Via Marconi ( la Villa). Toni aveva costruito un semplice locale ad un piano, sulla via, con una entrata e due piccole finestre. Allora la strada non era asfaltata e in giro c'era una aria di povertà, ma anche di grande umanità.
La vecchia fontana al Fontanon di Segusino

Passai la vecchia fontana all'angolo e fui già sulla Villa. Aprii la porta della bottega ed entrai nella sua povera intimità. Un po' di polvere in giro e sul bancone di formica scatole di lamiera piene di biscotti. Dietro un vetro le scatole grandi di tonno e sgombro da vendere a peso. Appese dietro il banco fasci di carta azzurra per incartare lo zucchero al dettaglio, poi una piccola scatola sul banco piena di sigari toscani. Vasi di vetro pieni di pasta, bottiglie su cassette di legno. Piene di bottigliette di gazzosa e aranciata. In alto su uno scaffale poche bottiglie di grappa e liquore prugna di Brotto. No, non c'era nessuno.
Ma ero curioso, vidi una luce nel retrobottega e mi avviai la dietro.
Rimasi quasi scioccato: Una unica lampadina era accesa in mezzo alla stanza buia, Toni Stai era intento a dipingere un grande quadro appoggiato al muro sopra un tavolo. Lui stava seduto e nemmeno mi guardava da quanto era rapito. Dava sottili pennellate ad una figurina di donna contadina immersa in un paesaggio di campagna. Il quadro mi rapì a tal punto che mi andò via la voce. Lui, Toni Stai sorrideva felice. Adesso mi aveva notato e disse qualcosa con gentilezza. Non ricordo le sue parole.
Poi venne fuori in bottega e con gesti lenti mi incartò un etto di biscotti Colussi. Nel frattempo era entrato un vecchio signore che chiedeva due sigari toscani. Toni Stai aprì la scatola e glieli fece scegliere....
Il ricordo finisce qua. Un lampo che mi è rimasto come una scoperta di meraviglia. Così conobbi la pittura e lei mi stregò.
La vecchia bottega di Toni Stai, Antonio Miotto a Segusino

Di quel periodo non ricordo molto altro. Negli anni 70 conobbi suo figlio Gian Pietro e ammirai i suoi quadri. Era di animo sensibile, troppo sensibile. Lui fantasticava come quegli artisti che ancora non avevano trovato una loro strada. Qualcosa lo bloccava. Ma aveva il cuore di suo padre e una gentilezza indifesa che non ho mai più ritrovato in nessuno.
Lo vidi ancora di sfuggita a una mostra a Villa dei Cedri a Valdobbiadene, ma poi più nulla. Non rividi più Toni Stai.
Ma nel 2008 una amica di famiglia aveva invitato me e mia moglie ad una cena, e lei portò anche Toni Stai. Lei le aveva regalato una copia del mio romanzo "Wasere" e lui aveva accettato di venire.
Quando ci incontrammo era come se non ci fossimo mai conosciuti. Troppo tempo ci divideva. Lui portava benissimo i suoi anni. Era già oltre gli 85 anni ( ma non sono sicuro). Dritto sulla schiena, ben vestito con cura. Sempre pettinato e con un sorriso eterno sul viso.
Non parlava, era un po' timido, riservato. Timoroso di esporsi.
Così mi misi a chiacchierare e parlare dei miei ricordi, di quello che facevo. Gli raccontavo le mie avventure e i miei sogni. Vedevo i suoi occhi illuminarsi. Mi disse sincero:
Sai, Gian Berra, non avevo un buon ricordo di te..
Come mai? Risposi.
Rispose con voce calma: Ho visto in giro che ti dai a fare mostre di quadri, fai corsi di pittura e mi dicevano che in realtà non valevi molto. La gente mi diceva queste cose. E io forse le ho accolte. Tu eri troppo strambo...Ma dopo che ho letto il libro, mi sono incuriosito...
Io rimasi un po' bloccato, e mi venne da dire: Toni, io sono così...
Così si aprirono le porte delle nostre anime. E specialmente lui, cominciò e mi raccontò la parte più segreta della sua vita. Caro Toni Stai, ti ringrazio di avermi donato un pezzo così importante della tua anima. Anche questa volta mi hai dato gran parte della tua forza!
E io la racconto quì la tua storia come un tesoro prezioso.
Ricordo vagamente che Toni, dopo aver chiuso la bottega sulla Villa. Teneva dei "buratti" dietro casa. Servivano per fare delle lavorazioni alla produzione degli occhiali. In tanti a Segusino seguivano il settore. Quando tornai a segusino nel 1969  questi erano spariti e sentii che Toni Stai aveva aperto una fabbrica di lampadari. Poi dicevano, ne aprì un'altra. Poi altre voci che dicevano che ne aveva aperto una terza vicino Crespano (?). Ma erano cose che allora per me non avevano importanza. Dicevano che aveva portato al paese di Segusino tantissime occasioni di lavoro. I suoi migliori operai a loro volta aprirono altre fabbriche e alcune di esse lavorano ancora oggi bene. Poi io me ne andai dal paese e non seppi più nulla. Vagamente sentii voci che dicevano che ad un certo punto vendette ogni cosa e si costruì una casetta a Col Lonc sopra Segusino. Voci, tante voci...
Lui mi raccontò quella sera:
Sai, Gian Berra, io sognavo ogni attimo di fare le cose che immaginavo. Disegnai i primi lampadari da solo, poi detti loro una forma e cominciai così come si crea un quadro. Coraggio e fantasia ed ecco come cominciai con una prima piccola fabbrica. Insegnavo agli operai come se fossero miei figli. Infiammai di entusiasmo anche loro. I migliori si misero per conto proprio ed io ero felice. Vedevo la mia gente finalmente esporsi e rischiare. E raccoglier i frutti. No serviva più scappare lontano da Segusino per mantenere una famiglia. Vedevo un paese che ritrovava un suo orgoglio...
Poi come accade a chi non si risparmia ebbi una crisi di stanchezza. Cominciai a sentire in me una tristezza profonda nell'anima. Cercai un aiuto, una parola che mi ridesse fiducia, ma non la trovai. Tiravo avanti ma l'interesse se ne andava. Avevo usato gran parte della mia forza.... da solo. E ora ero smarrito.
Il lavoro aumentava, l'impegno anche, ma a me cominciava a pesare. Non ho una mente fredda, io ascoltavo e mi davo tutto alla mia gente.
Cercai conforto e sicurezza,  forse per la prima volta in vita mia chiesi l'aiuto di una parola, di una collaborazione, di una compagnia. Nulla trovai, solo qualche sorriso distratto e, dietro le spalle l'invidia, le chiacchiere, le parole che distruggono.
Allora lasciai che le emozioni fossero libere. Quasi regalai una fabbrica, e vendetti per poco le altre. E mi ritirai nel silenzio.
Quanti anni sono passati  da allora, caro il mio Gian Berra!
Sai cosa faccio ora? Mi disse: Disegno gioielli, e anche ne costruisco. Mi danno gioia...
Così mi raccontava Toni Stai, e non parlò mai male di nessuno. Aveva accettato la tristezza con la saggezza disincantata di chi ha fatto meglio che poteva. Dalla sua casetta ogni giorno guardava giù nella valle il suo paese, ma forse immaginava una nebbia personale per farlo ancora più bello.
Mi raccontò, richiamate dai suoi ricordi, immagini di Segusino in tempo di guerra. Mi raccontò anche di mio nonno, che aveva conosciuto. Mi raccontò anche dei viaggi solitari che faceva in treno fino a Venezia per visitare i musei d'arte.
Sempre con un sorriso appena accennato.
Poi non lo vidi più.
Chissà quando qualcuno si ricorderà di lui a Segusino. Io lo porto nel cuore e gli dico grazie dei suoi regali.
Gian Berra 2013.



Un sorriso di Toni Stai, Antonio Miotto di Segusino.


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